Per la Suprema Corte non esiste un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, ovvero alla possibilità di consumare nelle mense scolastiche pasti portati da casa

Niente più pasti portati da casa nelle mense scolastiche. Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Cassazione con la sentenza n. 20504/2019.

La Suprema Corte, nello specifico, si è pronunciata sulla causa che vedeva opposti i genitori di alcuni alunni delle scuole primarie e secondarie di primo grado di un Comune piemontese allo stesso Comune e al MIUR.

Gli attori, nello specifico, avevano agito in giudizio al fine di far accertare il diritto per i propri figli di consumare il pasto domestico all’interno dei locali destinati alla mensa e nell’orario della refezione scolastica.

I Giudici Ermellini hanno chiarito il principio secondo cui “un diritto soggettivo perfetto e incondizionato all’autorefezione individuale, nell’orario della mensa e nei locali scolastici, non è configurabile e, quindi, non può costituire oggetto di accertamento da parte del giudice ordinario, in favore degli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado, i quali possono esercitare diritti procedimentali, al fine di influire sulle scelte riguardanti le modalità di gestione del servizio mensa, rimesse all’autonomia organizzata delle istituzioni scolastiche, in attuazione dei principi di buon andamento dell’amministrazione pubblica”.

La decisione della Cassazione, tuttavia, è destinata a far discutere.

Il Codacons l’ha definita una pronuncia “che calpesta i diritti di milioni di famiglie e creerà il caos nelle scuole, oltre a un danno economico ingente per i consumatori”.

“Il diritto dei genitori di scegliere cosa far mangiare ai propri figli – afferma il presidente Carlo Rienzi – viene cancellato con un colpo di spugna dalla Cassazione, e l’alimentazione a scuola sarà soggetta alle decisioni delle mense”.

La sentenza, secondo l’Associazione, “darà avvio al caos negli istituti scolastici che finora avevano lasciato libertà di scelta alle famiglie, e obbligherà i genitori a pagare il servizio mensa con aggravi di spesa enormi a carico dei consumatori”.

“Siamo pronti a portare la questione all’attenzione delle autorità europee – fa sapere Rienzi – anche attraverso un ricorso alla Corte di Giustizia affinché il sacrosanto diritto dei genitori di scegliere l’alimentazione dei propri figli sia garantito nel nostro paese”.

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