Parere negativo del Consiglio di Stato sul decreto del MISE che vuole introdurre sanzioni da 30 euro per chi non rispetti l’obbligo di accettare pagamenti con il POS

Chi non ha il POS non è punibile perché nessuna legge, di fatto, definisce le sanzioni per chi ne è sprovvisto. Lo ha spiegato il Consiglio di Stato nel parere espresso su uno schema di decreto del MISE che prevede l’applicazione delle sanzioni per chi non rispetta l’ obbligo.

La pronuncia interessa da vicino medici e odontoiatri. Allo stato attuale, infatti, il dl 179/2012, entrato in vigore nel 2014, stabilisce l’obbligo per commercianti e professionisti di accettare pagamenti con carta di debito e di credito.

Tuttavia, la multa da 30 euro che il Ministero ha provato a introdurre per la mancanza di POS vìola il principio della “riserva di legge”. Essa, infatti, non è adeguatamente regolamentata da una norma primaria. Il Legislatore non ha definito importo minimo e massimo della sanzione, indicazione dell’autorità competente ad irrogarla, nonché procedure da applicare.

L’invocazione del Ministero all’articolo 693 c.p.p. sui provvedimenti in caso di insolvibilità non sarebbe sufficiente a garantire la correttezza formale della disciplina sanzionatoria.  La norma, infatti, comporta l’applicazione di una sanzione precedente alla disciplina relativa all’obbligo da rispettare.

Il provvedimento, inviato a Palazzo Spada lo scorso 28 marzo per un parere preventivo è stato quindi rispedito al mittente.

Il Consiglio di Stato ha inoltre richiesto una relazione tecnica che illustri le soluzioni per superare i profili di incostituzionalità. In base all’art. 23 della nostra Carta fondamentale, infatti, “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.

Il Parlamento, negli ultimi anni, ha tentato di approvare una norma per punire chi non ha il lettore. Il disegno di legge 1747 del 2015 prevedeva 500 euro di multa per il professionista sprovvisto. La pena veniva raddoppiata alla seconda violazione, mentre l’ulteriore reiterazione della condotta illecita poteva portare alla chiusura dell’attività. L’iter legislativo del testo, tuttavia, si è arenato per poi tramontare con la fine dell’ultima legislatura.

 

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