I sanitari sono indagati per il decesso di un paziente di 79 anni, causato da un infarto. Secondo i parenti della vittima sarebbe stato fatale un ritardo nei soccorsi

Un medico e un infermiere del 118 rischiano il processo per la morte di un 79enne colto da infarto nel luglio del 2015 a Catanzaro. Secondo l’accusa vi sarebbe stato un ritardo nei soccorsi che potrebbe essere stato decisivo ai fini del decesso del paziente, avvenuto dopo 24 ore di agonia.

L’ipotesi accusatoria, come riporta il Quotidiano del Sud, è che i due sanitari abbiano agito “con negligenza, imperizia e imprudenza”. Più specificamente avrebbero sbagliato la diagnosi, non riconoscendo un infarto del miocardio. Il tutto nonostante lo svolgimento di un elettrocardiogramma a bordo del mezzo.

Inoltre, avrebbero “omesso di attivare il servizio di elisoccorso secondo i protocolli operativi previsti in casi di sindrome coronarica acuta”.

In tal modo avrebbero ritardato “il trasferimento del paziente presso il Centro di emodinamica di Catanzaro e, di conseguenza, l’intervento di riperfusione”.

Tale condotta avrebbe determinato la morte del paziente, avvenuta per “shock cardiogeno secondario  a rottura post-infartuale del setto interventricolare in sede apicale con Shint sinistro-destro, sottoposto ad intervento di rivascolarizzazione mediante angioplastica e cardiochirurgico del riparazione del Siv”.

Per fare chiarezza sui fattori che hanno condotto al tragico epilogo della vicenda si terrà nelle prossime ore un nuovo incidente probatorio davanti al Giudice per l’udienza preliminare. Tale passaggio dovrebbe stabilire la sussistenza o meno dei presupposti per un eventuale rinvio a giudizio degli indagati.

I parenti della vittima, a distanza di quasi tre anni dalla tragedia che ha colpito lo loro famiglia, fanno appello alla giustizia. I figli sono convinti che “vi siano state condotte non in linea con la situazione di emergenza in atto quella mattina”. Ritardi che, a loro avviso, avrebbero “determinato quell’esito nefasto assolutamente evitabile per una patologia infartuale” come quella che ha colpito il padre.

 

 

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