L’intervento è volto a acquisire informazioni dal Ministero della Giustizia sul trattamento dei dati degli imputati coinvolti nella celebrazione del processo penale a distanza

Il Garante della Privacy, Antonello Soro, ha inviato una lettera al Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per acquisire ogni elemento ritenuto utile alla migliore comprensione delle caratteristiche dei trattamenti effettuati nel contesto della celebrazione, a distanza, del processo penale, ai fini dell’esercizio delle funzioni istituzionali attribuite all’Autorità.

“Questa Autorità –scrive il Garante – ha ricevuto, da parte dell’Unione Camere Penali, alcuni quesiti in ordine alle procedure adottate, da codesto Ministero, ai fini della celebrazione da remoto delle udienze penali, sulla base di quanto disposto dai decreti-legge nn. 11 e 18 del 2020”.

I provvedimenti in questione hanno previsto, per l’appunto, la possibilità di ricorrere a udienze a distanza tramite la piattaforma Microsoft Corporation nelle sedi in cui non è possibile provvedere con multivideoconferenza per alcuni procedimenti d’urgenza, quali la convalida di provvedimenti di custodia cautelare, nel periodo di lockdown fino al 4 maggio. Termine procastinabile al 30 giugno laddove non fosse possibile garantire l’osservanza delle prescrizioni di distanziamento sociale.

In particolare, la richiesta di chiarimenti riguarda le caratteristiche delle piattaforme indicate dalla DGSIA (Direzione sistemi informativi del Dicastero di Via Arenula) ai predetti fini, nonché l’opportunità della scelta di un fornitore del servizio stabilito negli Usa e, come tale, soggetto tra l’altro all’applicazione delle norme del Cloud Act (che come noto attribuisce alle autorità statunitensi di contrasto un ampio potere acquisitivo di dati e informazioni).

Ancora, i richiedenti si interrogano sulla tipologia di dati eventualmente memorizzati da Microsoft Corporation per finalità proprie, del servizio o commerciali; sui soggetti legittimati all’accesso ai metadati delle sessioni e, in particolare, sull’eventualità che Microsoft Corporation o un amministratore di sistema possa desumere, dai metadati nella sua disponibilità, alcuni dati “giudiziari” particolarmente delicati quali, ad esempio, la condizione di soggetto sottoposto alle indagini o di imputato, magari in vinculis.

Si tratta di temi sicuramente rilevantissimi – sottolinea Soro – e degni, pur nella condizione emergenziale che stiamo vivendo, della massima attenzione, al fine di coniugare esigenze di giustizia, tutela della salute e protezione dati.

“Questa Autorità – prosegue – non è stata investita di alcuna richiesta di parere sulle norme emanate in merito, con decretazione d’urgenza, né sulle determinazioni della DGSIA in ordine alla scelta della piattaforma e dell’applicativo da indicare, ai fini della celebrazione da remoto del processo penale. I tempi contratti nei quali tali opzioni sono maturate hanno, verosimilmente, indotto ad omettere un passaggio – ritengo di evidenziare – tutt’altro che formale e che ha, invece, consentito sinora di realizzare un confronto sempre utile al fine di massimizzare la tutela dei vari beni giuridici in gioco, tra i quali appunto anche il diritto alla protezione dei dati personali”.

“Il d.lgs. n. 51 del 2018, infatti, nel disporre la piena applicabilità della disciplina di protezione dati, anche ai trattamenti di dati svolti nell’esercizio della funzione giurisdizionale – pur con tutte le modulazioni ivi previste (anche rispetto ai poteri del Garante, ex art. 37, comma 6) – ha sancito un principio rilevantissimo sul piano delle garanzie e dell’effettività dei diritti individuali. È bene che questo spirito riformatore e le potenzialità proprie di questa scelta legislativa – conclude Soro – non siano frustrati nella prassi della gestione ordinaria e che, pur in un contesto difficile quale quello che viviamo, non venga meno quella leale cooperazione istituzionale rivelatasi, senza eccezioni, estremamente proficua per tutti gli interessi giuridici in gioco”.

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