La metodica, messa a punto all’ospedale Cottolengo, consente di guarire la prostata ingrossata in meno di un’ora, preservando sessualità e continenza

All’ospedale Cottolengo di Torino attiva una nuova tecnica laser soft contro calcoli e tumori. Il procedimento guarisce in un meno di un’ora la prostata ingrossata risparmiando le cellule sane e proteggendo il cuore. E’ stato testato su 600 pazienti affetti da Ipertrofia Prostatica Benigna tra i 55 e i 90 anni, superando brillantemente la prova. Lo studio clinico ha infatti evidenziato immediata ripresa della normale minzione, preservazione della continenza urinaria, netta riduzione dei disturbi irritativi postoperatori e assenza di sanguinamento oltre a un miglioramento della soddisfazione sessuale e della funzione erettile. Positivi anche i dati del trattamento con microfibre laser dei calcoli renali, dei tumori della vescica e delle cavità renali.

La tecnica, messa a punto dal dottor Cesare Scoffone, primario dell’Urologia, si avvale del laser a olmio. Lo strumento ha una precisione millimetrica e non tocca il tessuto sano, preservando la sessualità e la continenza.

L’innovazione è stata presentata in occasione del nono International Meeting Technology and Training in Endourology, svoltosi al Cottolengo da 6 all’8 novembre.

“La laser Totally HoLEP (Holmium Laser Enucleation of the Prostate) – precisa Scoffone – è l’unica  tecnica  che opera senza toccare il tessuto prostatico (rimane a 2-3 millimetri di distanza) e consente l’asportazione in blocco dell’adenoma senza perdite di sangue. Rispetto alla chirurgia del passato, l’istantanea coagulazione dei vasi, che riduce il sanguinamento intraoperatorio dal 15-20% all’1-2%, fa del laser a olmio lo strumento d’elezione per l’oltre un milione di italiani affetti da gravi malattie cardiovascolari in cura con anticoagulanti e/o antiaggreganti, che ora possono essere operati in tutta sicurezza senza sospendere la terapia salvavita (come invece avviene con la chirurgia tradizionale). La nuova metodica non causa incontinenza urinaria e impotenza in quanto agisce all’interno della ghiandola prostatica (è come svuotare un’arancia lasciando inalterata la buccia)”.

“L’evoluzione della tecnica Holep (a totale carico del Servizio Sanitario Nazionale) – sottolinea ancora il primario – consente ora di asportare, evitando il bisturi, adenomi prostatici ostruenti molto voluminosi, anche di 300 grammi (una prostata sana pesa 15-20 grammi), finora operabili solo con la chirurgia open, invasiva e con complicazioni (20% di rischio emorragico)”.

“L’intervento che si svolge in anestesia spinale e per via endoscopica transuretrale, cioè seguendo le vie naturali del corpo, quindi senza incisioni della pelle, ha una durata che va dai 40 minuti a un’ora e mezza (dipende dalle dimensioni dell’adenoma). La fibra laser introdotta dal pene nell’uretra attraverso un sottile cistoscopio effettua l’enucleazione, cioè la rimozione completa, dell’adenoma che viene ridotto in piccoli pezzi, poi estratti dalla vescica. Il tessuto asportato viene infine sottoposto all’esame istologico per escludere la presenza di cellule cancerogene La tecnica risolve l’ostruzione urinaria in modo efficace e permanente, ristabilendo una minzione normale e annullando quasi del tutto i sintomi irritativi post operatori (bruciore e urgenza). La durata del ricovero si riduce da una settimana a 48 ore”.

“Le fibre che emettono l’energia del laser a olmio – aggiunge ancora Scoffone – con un diametro di 0,2- 0,5 mm, introdotte in strumenti endoscopici sempre più miniaturizzati rigidi e flessibili, raggiungono e trattano con efficacia e sicurezza l’intero apparato urinario. In questo modo è possibile asportare dall’interno i calcoli renali (in Italia affliggono 7-8 milioni di persone con 100mila nuovi casi l’anno), i tumori della vescica (oltre 25.000 casi all’anno), delle cavità renali e dell’uretere, senza sacrificare l’organo che con la chirurgica tradizionale sarebbe stato asportato”.

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