Se le Regioni sono soddisfatte per l’accordo raggiunto, sindacati e associazioni lanciano l’allarme sulle possibili ripercussioni del taglio di 422 milioni sui 113 miliardi previsti

L’accordo raggiunto dalla Conferenza delle Regioni sul riparto del Fondo sanitario 2017 ha sancito nuovi tagli alla Sanità. Rispetto alla soglia dei 113 miliardi annunciata alla fine del 2016 il Fondo si ferma a 112,578 miliardi. Mancano infatti all’appello i 422 milioni del contributo di finanza pubblica di cui non hanno voluto farsi carico le Regioni a Statuto speciale.
A fronte della soddisfazione generale dei Governatori c’è da registrare, tuttavia, il disappunto dei sindacati. “Siamo alle solite – affermano in un a nota congiunta i segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil Rossana Dettori, Maurizio Bernava e Silvana Roseto – da una parte si annunciano più servizi e prestazioni per i cittadini ma nei fatti continua l’impoverimento e l’arretramento del sistema sanitario”.
La preoccupazione è che questa sforbiciata possa riflettersi negativamente sui servizi offerti ai cittadini mettendo a rischio l’applicazione integrale dei nuovi LEA. Di qui la richiesta di un incontro urgente con il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin. “Vogliamo – concludono Dettori, Bernava e Roseto – si investa nel Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, a partire dall’assistenza socio sanitaria nel territorio, condizione essenziale per un’appropriata ed effettiva attuazione dei Lea in tutto il Paese”.
Preoccupate anche le Associazioni a tutela dei pazienti. “422 milioni di euro in meno per la sanità pubblica non è una bella notizia per i cittadini – afferma Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato – Quello del taglio delle risorse era un rischio che avevamo denunciato ripetutamente e chiesto di scongiurare, e che invece oggi siamo tristemente costretti a commentare. E’ l’ennesimo film già visto in questi anni di tagli alla sanità, e che hanno già portato circa il 10% degli italiani a rinunciare alle cure per liste di attesa e costi, con circa mezzo miliardo di euro in meno la situazione non è certo destinata a migliorare”.
Il rischio ora è un ulteriore aumento della inaccessibilità, con l’incremento della rinuncia alle cure, dei costi privati sostenuti dai cittadini e della diseguaglianza territoriale e tra persone, oltre al ridimensionamento dei nuovi Lea. “Chiediamo – conclude Aceti – che il taglio non influisca negativamente sul lavoro che la Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea sta facendo sul Dpcm dei nuovi Lea approvati, ma ancora non pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Ci appelliamo al Ministro e al Parlamento affinché il finanziamento previsto per il Ssn, e votato dal Parlamento, resti quello previsto, cioè 113 miliardi e non 112 miliardi e 578 milioni”.

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