La rete dell’ictus a Roma versa in una situazione di difficoltà durante il periodo estivo: ecco i maggiori problemi di una sanità in emergenza

La fotografia della sanità in emergenza, a Roma, è quella che vede tre centri per il trattamento degli infarti cerebrali ischemici con serie carenze di personale e di mezzi.

In estate, infatti, i reparti chiudono per ferie o vengono accorpati, con conseguenze facilmente immaginabili per medici e pazienti.

Crescono, inoltre, i pericoli di morte e di invalidità delle funzioni cognitive e motorie per i malati.

Ma nel ritratto di una sanità in emergenza non è infrequente il ricorso a medici in affitto per le guardie notturne in Pronto soccorso o lo spostamento di reparti.

È questa la situazione della nuova sanità regionale, sempre commissariata, ma con assessorato in servizio effettivo.

Alcune ore fa, riporta Repubblica che la direzione sanitaria del San Camillo ha disposto la chiusura temporanea della Chirurgia toracica. La ragione è il suo trasferimento dal piano terra del padiglione “Baccelli”, al secondo piano. Eppure al piano terra alla fine di febbraio, il reparto era stato inaugurato.

Adesso finirà al posto della Chirurgia pediatrica, ora scomparsa, perché non c’è abbastanza personale.

A causa delle ferie, nei giorni scorsi, la direzione sanitaria aveva fatto chiudere uno dei due reparti di Pneumologia e cancellato di fatto le degenze dell’Endoscopia toracica.

La situazione al San Camillo è dunque seria, sia per i turni massacranti che per la carenza di personale.

C’è poi la situazione di una quarantina di degenti che, non trovando posto nel reparto giusto stazionano nella front line ospedaliera. Contestualmente, la direzione rivolge una lettera aperta a 3.800 dipendenti, cerca i colpevoli di una sanità in emergenza tra i medici che parlano con i giornalisti.

All’Umberto l la situazione è del tutto simile. Anche qui si ricorre inutilmente a medici in affitto per coprire fino a fine mese per coprire ben 48 turni di guardia notturna in Pronto soccorso.

E anche qui, come negli altri nosocomi romani, troviamo reparti accorpati quando non chiusi del tutto, con rinvio a settembre degli interventi.

Insomma, sarà un’estate molto lunga per i degenti degli ospedali della Capitale.

 

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