Luci puntate anche sul personale dell’Ospedale. Sarebbero stati in molti a conoscere il ‘protocollo Cazzaniga’

A quanto pare all’Ospedale di Saronno erano in tanti a conoscere il cosiddetto ‘protocollo Cazzaniga’, ovvero il mix di farmaci somministrati dall’anestesista  Leonardo Cazzaniga  e risultati letali per almeno cinque pazienti, secondo quanto verificato finora dagli investigatori. Ma i casi di morte di cui sarebbe responsabile il medico potrebbero essere molti di più e riguardare un arco temporale ben più ampio di quello preso in considerazione fino ad ora.

Alla decisione di estendere le indagini hanno contribuito le testimonianze raccolte dal personale dell’Ospedale; già sette infermieri avrebbero riferito agli inquirenti di essere a conoscenza delle pratiche di Cazzaniga, ma addirittura è emerso che, proprio sulla base delle testimonianze di alcuni infermieri, nel 2013 la struttura sanitaria avrebbe istituito una commissione interna per valutare l’operato del camice bianco. I sei componenti della commissione, che figurano tutti nell’elenco dei 14 indagati, non avrebbero tuttavia rilevato nulla di anomalo nell’attività del medico, nei confronti del quale non venne intrapresa alcuna azione. Di qui le ipotesi di reato di favoreggiamento e omissione di denuncia. Nel muro di omertà che si sarebbe creato attorno ai decessi dell’ospedale di Saronno  ci sarebbe anche il silenzio di un collega dell’anestesista (ora indagata per falso ideologico) che, come riportato dal Corriere della Sera, avrebbe barattato il proprio silenzio minacciando il primario dell’Ospedale di far ‘scoppiare un casino’ qualora non fosse stata assunta.

Intanto gli investigatori continuano a studiare le cartelle cliniche dei pazienti deceduti negli ultimi anni; secondo alcune indiscrezioni le morti messe sotto la lente di ingrandimento sarebbero 45, di cui 35 risulterebbero sospette. Ma c’è anche chi azzarda numeri ben più alti. Nelle ultime ore si sono moltiplicate le segnalazioni di anomalie da parte di parenti di persone morte presso l’Ospedale della cittadina del Varesotto. Il tutto mentre emergono ulteriori particolari dalle intercettazioni  telefoniche tra il medico e l’infermiera con cui aveva una relazione, moglie di una delle presunte vittime individuate dalla Procura.

In una delle telefonate la donna affermerebbe il suo ‘bisogno’ di uccidere. Proprio per questo motivo, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto opportuna per i due amanti la misura di custodia cautelare  “… poiché verosimile è il pericolo che essi commettano altri reati della stesse specie di quelli commessi anche con l’uso di strumenti di violenza personale, da intendersi nello specifico l’adozione delle medesime metodologie venefiche già sperimentate sia in sede ospedaliera che nell’ambito familiare”. Il giudice aggiunge anche che “l’evidente e consolidato convincimento riguardante l’evento morte come strumento risolutivo di sofferenze e di problemi personali di difficile soluzione verosimilmente potrebbe determinare entrambi a nuove manifestazioni delittuose di identica natura”.

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