Soddisfatta la Regione Veneto, che da tempo chiede un intervento dell’Esecutivo per stabilire i limiti nazionali allo scarico di Pfas

Un tavolo ministeriale che lavorerà per porre dei limiti nazionali allo scarico di Pfas a catena lunga. Una necessità resa ancor più urgente dopo la presentazione dei dati relativi all’anomala presenza di perfluoropolietere cC6O4 rilevata dall’ARPAV nelle acque del fiume Po.
E’ il risultato di un incontro svoltosi al Ministero dell’Ambiente e convocato dal ministro Sergio Costa. Alla riunione hanno preso parte l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), e la Regione Veneto, considerata l’epicentro del dramma Pfas in Italia.

La prima riunione si terrà nei prossimi dieci giorni. Il tavolo  coinvolgerà anche l’Istituto superiore di sanità e il ministero della Salute.

“Diamo una risposta immediata ai cittadini – ha spiegato Costa – vogliamo che con urgenza vengano fissati i limiti. Il tavolo inoltre lavorerà anche sui limiti dei cosiddetti “nuovi pfas” con un percorso normativo e tecnico e ascoltando anche il settore produttivo”.
Il Ministro, quindi  “ha preso atto di quanto presentato dai tecnici di ISPRA e delle varie Regioni presenti che hanno spiegato come, valutando la situazione generale che si è creata, e per poter dare le opportune risposte tecnico-scientifiche ai cittadini allarmati, è necessario mettere prontamente in atto alcune iniziative. Tutto ciò al fine di definire le modalità di trattamento delle acque reflue e stabilire i “limiti legali agli scarichi” compatibili con i volumi d’acqua dei corpi ricettori”.
A rimarcarlo, con soddisfazione, è l’Ente regionale veneto che in una nota sottolinea anche come le proposte avanzate al Ministro Sergio Costa saranno affrontate e rese effettive all’interno del tavolo nazionale. “Tavolo nel quale Regione del Veneto sarà coinvolta nel ruolo di ente esperto in materia”.
 
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