Sei arresti per appalti truccati all’Ospedale del mare

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L’inchiesta della Procura campana ha portato a sei arresti per appalti truccati riguardanti le procedure di approvvigionamento di strumentazioni mediche.

Ancora uno scandalo sanità, questa volta in Campania, dove il nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli, ha portato a sei arresti per appalti truccati all’Ospedale del Mare.

Le accuse riguarderebbero delle gare truccate riguardanti le procedure di approvvigionamento di strumentazioni mediche.

In queste ore, la Guardia di Finanza – sotto il coordinamento della Procura della Repubblica guidata da Gianni Melillo, sta eseguendo un provvedimento di custodia cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di sei soggetti.

Tutti i sei arresti per appalti truccati riguardano persone ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, alla turbata libertà degli incanti e alla turbata libertà del procedimento di scelta del contraente con riferimento a plurime forniture di apparecchiature elettromedicali.

In particolare, l’inchiesta ha fatto luce sulle poco chiare procedure di approvvigionamento di strumentazioni mediche destinate all’ “Ospedale del Mare” e a ulteriori presidi sanitari dell’Asl Napoli 1.

Le attività illecite coinvolgendo personale della stessa Azienda sanitaria oltre a imprenditori campani.

Da stamattina, le forze dell’ordine stanno conducendo diverse perquisizioni.

Effettuati anche numerosi sequestri di beni mobili e immobili riconducibili alle società e agli indagati. Lo scopo è quello di assicurare alle casse dello Stato gli oltre 850mila euro che – secondo gli inquirenti – rappresenterebbero l’illecito profitto.

Tra i sei arresti per appalti truccati figurano anche la dirigente dell’unità operativa complessa acquisizione beni e servizi dell’Asl Napoli 1 Centro e un imprenditore e gestore di società per la rivendita di articoli medicali,tutte risultate amministrate da prestanome.

In sostanza, il materiale sanitario veniva acquistato da società di intermediazione a un prezzo maggiorato del 300 per cento di quello di mercato.

Non solo.

Dalle indagini condotte dagli inquirenti, è emerso che le ditte acquistavano i macchinari dalle aziende produttrici ben prima di vedersi assegnato l’appalto dall’Asl. Pertanto, i titolari erano sicuri che la scelta sarebbe ricaduta sulle loro ditte grazie a un meccanismo di corruzione ormai consueto che coinvolgevo anche funzionari pubblici.

 

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