Uno studio dell’Azienda Ospedaliero Universitaria di Siena apre la strada a una nuova terapia complementare probiotica in grado di migliorare la qualità della vita delle piccoli pazienti
Prestigioso riconoscimento internazionale per un team di ricerca sulla sindrome di Rett dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena. E’ stato pubblicato sulla rivista statunitense Microbiome un lavoro scientifico sulla alterazione del microbioma intestinale, realizzato in collaborazione con l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Careggi, l’Università di Trento e la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige.
La sindrome di Rett – che prende il nome dal professore di origine austriaca che per primo la descrisse, Andreas Rett – è un grave patologia neurologica che colpisce soprattutto soggetti di sesso femminile. La sindrome colpisce circa una persona su 10.000 e si manifesta generalmente entro il quarto anno di vita; comporta gravi ritardi nell’acquisizione del linguaggio e della coordinazione motoria.
“La scoperta di un dismicrobismo – spiega Youssef Hayek, direttore della Neuropsichiatria Infantile dell’AOU Senese – può spiegare il processo infiammatorio, che continuiamo a vedere ripetutamente nella sindrome di Rett, e la stipsi ostinata, che aggrava il quadro clinico”.
Nel dettaglio è stata studiata la flora batterica intestinale delle pazienti affette da sindrome di Rett, ed è emersa un’importante alterazione della popolazione microbica intestinale formata da miliardi di batteri e funghi, indicando l’importanza che questa alterazione ha sull’asse intestino-cervello con infiammazione cronica, disregolazione dell’immunità e alterazione funzionale intestinale.
“Il lavoro pubblicato – aggiunge il neonatologo Claudio De Felice – è unico nel suo genere, grazie all’impiego di tecniche molecolari di avanguardia. La scoperta può portare ad una terapia complementare probiotica in grado di migliorare la qualità della vita delle piccoli pazienti”.




