In caso di sinistro cagionato da veicolo non identificato, il danneggiato deve provare la condotta colposa o dolosa del conducente rimasto sconosciuto

La vicenda trae origine da un sinistro stradale tra una bicicletta e un veicolo non identificato (uno scooter) guidato da soggetto sconosciuto, e viene trattata dal Tribunale di Imperia (sentenza n. 529 del 14 ottobre 2020).

Il ciclista subiva gravi lesioni tra cui la frattura dell’acetabolo e dell’ala iliaca del bacino e a seguito dell’evento presentava denuncia-querela contro ignoti.

Pochi giorni dopo il sinistro la figlia del ciclista pubblicava un annuncio su un giornale locale e su facebook allo scopo di cercare eventuali testimoni dell’incidente.

A seguito di tale inserzione un uomo si recava presso il Comando di Polizia Municipale e prestava testimonianza sulla dinamica del sinistro e sulla fuga del motociclista.

La Compagnia assicuratrice designata per il Fondo Vittime della Strada negava il risarcimento al ciclista adducendo la mancanza di prove sullo svolgimento del sinistro e la inattendibilità della testimonianza in quanto non tempestiva.

Il ciclista chiama in giudizio la Compagnia assicuratrice onde ottenere il ristoro dei danni patiti e il Tribunale considera la sua domanda fondata.

Preliminarmente viene chiarito che il danneggiato che promuova richiesta di risarcimento nei confronti del FGVS, sul presupposto che il sinistro sia stato cagionato da veicolo non identificato, ha l’onere di provare che il sinistro si è verificato per condotta dolosa o colposa del conducente di un altro veicolo rimasto sconosciuto.

Le risultanze processuali hanno consentito di ritenere provato l’esito negativo delle ricerche del responsabile, iniziate con l’intervento del Comando di Polizia Municipale che ha tentato di reperire testimoni oculari nelle vicinanze e presso gli alberghi presenti nella zona, proseguite dalla Procura della Repubblica di Imperia e concluse con la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di ignoti.

Il ciclista danneggiato, inoltre, ha dimostrato di essersi attivato al fine di reperire il conducente dello scooter e la targa del mezzo, pubblicando 2 giorni dopo il sinistro un’inserzione su quotidiani locali e su facebook, contenente l’invito rivolto ad eventuali testimoni di fornire le informazioni in loro possesso.

Un testimone oculare ha aderito all’ invito e ha confermato la dinamica del sinistro allegata in citazione e il fatto che l’immediato allontanamento dello scooter ha reso impossibile qualsiasi individuazione della targa del mezzo.

Oltre a ciò, la coerenza degli elementi emersi in sede di istruttoria ha consentito di ritenere provata la responsabilità del conducente ignoto che, urtando il braccio dell’attore, ne ha cagionato la rovinosa caduta.

Raggiunta la prova del fatto, delle ricerche effettuate per l’individuazione del conducente dello scooter, dell’esclusiva colpa di quest’ultimo nella determinazione del sinistro oggetto di causa, la domanda nei confronti del Fondo Vittime della Strada e, per esso, della compagnia designata per il risarcimento del danno, viene accolta.

Con riferimento alla quantificazione del danno, il ciclista ha chiesto il risarcimento del danno non patrimoniale, con una personalizzazione pari ad un terzo, in ragione della particolare traumaticità dell’evento.

La CTU svolta  ha valutato nella misura del 12% i postumi permanenti e la liquidazione viene effettuata facendo riferimento alle tabelle del Tribunale di Milano, addivenendo all’importo di euro 25.093,00, oltre al danno biologico temporaneo per euro 10.045,00.

La voce danno biologico “personalizzato” invocata dal ciclista non viene ritenuta  liquidabile anche considerato che secondo la definizione data dagli artt. 138 e 139 C.d.A., è ricompresa sempre e comunque l’incidenza negativa media/standard della lesione psico-fisica sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita della parte lesa che pertanto può ritenersi in parte già conglobata nel danno biologico.

Del resto, la genericità delle prospettazioni svolte sulla lesione di altri diritti di protezione costituzionale, di per sé sola, non consente una ulteriore liquidazione autonoma, non essendo state dimostrate  particolari circostanze contingenti e pregnanti  tali da rendere inadeguato il ristoro del danno alla lesione del diritto alla salute comprensivo della sua incidenza sulla vita di relazione, sociale e familiare.

Egualmente non è ritenuto liquidabile dal punto di vista patrimoniale, il danno alla vita professionale lamentato dal ciclista, poiché non è stato provato un concreto pregiudizio allo svolgimento dell’attività lavorativa specifica.

Il Tribunale, quindi, condanna la Compagnia assicuratrice per il FGVS a corrispondere al ciclista il danno biologico, e rigetta la richiesta inerente il danno patrimoniale.

Avv. Emanuela Foligno

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