Sinistro stradale mortale provocato dallo scontro dell’automobile contro il guard rail (Cass. Civ., sez. VI – 3, 23 marzo 2022, n. 9444).

Sinistro stradale mortale e responsabilità dell’ANAS viene dedotta dai congiunti dell’automobilista deceduto sul colpo.

Sinistro stradale mortale provocato dallo scontro del veicolo contro il guard rail con il decesso del conducente: nessuna responsabilità viene attribuita all’ANAS.

La Suprema Corte respinge il ricorso dei parenti della vittima del sinistro stradale mortale che ritengono responsabile l’ANAS per la non conformità del guard rail alle prescrizioni di legge.

La vittima, dopo avere perso il controllo del veicolo, decedeva in conseguenza del violento impatto contro la barriera laterale della strada. Per tale ragione, i congiunti intraprendono giudizio civile nei confronti dell’Anas ritenendo non conformi alle prescrizioni di legge le barriere del tratto stradale.

Il Tribunale di Sulmona rigettava la domanda, evidenziando che le cause del sinistro fossero l’elevata velocità di marcia tenuta dalla stessa vittima e le condizioni di insicurezza del suo veicolo, con particolare riferimento ai pneumatici con caratteristiche diverse tra loro, come tali idonee a compromettere l’aderenza del mezzo.

Ed ancora, sotto il profilo controfattuale, evidenziava che la presenza di un guard rail con differenti caratteristiche costruttive non avrebbe evitato il sinistro stradale mortale.

La Corte d’Appello di L’Aquila, respingeva il gravame e confermava la decisione di primo grado, osservando che il guard rail in questione era conforme alle prescrizioni di legge, e che una differente conformazione della parte terminale della barriera non avrebbe comunque impedito la penetrazione della stessa all’interno dell’abitacolo del veicolo.

Pertanto, entrambi i gradi di merito, stabilivano che il sinistro mortale non era addebitabile all’Anas per inadeguatezza delle barriere di contenimento.

La decisione viene impugnata in Cassazione dai congiunti della vittima che lamentano, per quanto qui di interesse, che nel corso del procedimento penale, il Consulente del P.M. riteneva non difforme il guard rail dalle prescrizioni regolamentari, mentre il CTU in sede civile perveniva a conclusioni opposte.

Ciònonostante, i Giudici d’Appello, lamentano i ricorrenti, fondavano la decisione sulle conclusioni della perizia penale, senza tenere in considerazione le conclusioni della C.T.U. civile e senza indicarne le ragioni.

Lamentano, inoltre, che l’Anas, in quanto custode ex art. 2051 c.c., era onerata dalla prova liberatoria posta a suo carico dalla suddetta norma, prova liberatoria che non era stata fornita.

Gli Ermellini ritengono le censure infondate.

La Corte d’Appello, infatti, ha rigettato la domanda per due ragioni: da un lato, la conformità delle barriere laterali alle prescrizioni regolamentari, dall’altro, il rilievo secondo cui anche una diversa conformazione del guard rail non avrebbe impedito l’evento letale.

Difatti, anche nel caso in cui il Giudice decideva di privilegiare la CTU svolta nel civile, la valutazione non avrebbe influito sull’esito del giudizio.

Ad ogni modo, viene osservato, lo stabilire se il guard rail fosse conforme o no alle prescrizioni di legge, e se un guard rail di tipo diverso avrebbe potuto evitare l’evento letale sono altrettante valutazioni di fatto, riservate al Giudice di merito e non sindacabili in sede di legittimità.

Col terzo motivo viene prospettato il vizio di omesso esame d’un fatto decisivo, finalizzato a censurare la sentenza di merito nella parte in cui non ha tenuto conto della CTU svolta in sede civile.

Il motivo è inammissibile, in quanto censura la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove.

La Corte d’Appello ha spiegato, correttamente, le ragioni per le quali ha ritenuto di preferire le conclusioni del perito del P.M. rispetto a quella del CTU: e cioè la precisione con cui era stata spiegata la conformità del guard rail rispetto alla tipologia di strada e di traffico e la circostanza che di quella perizia il Tribunale, con condivisibile giudizio, aveva utilizzato solo i rilievi oggettivi, e non i giudizi in essa contenuti.

La Corte d’appello, dunque, non ha trascurato di valutare e sottoporre a vaglio le conclusioni dei due periti; lo stabilire poi se abbia visto giusto nel privilegiare quella del giudizio penale è valutazione non sindacabile in Cassazione.

Conclusivamente, il ricorso viene dichiarato inammissibile con conferma di assenza in capo all’ANAS di responsabilità nella causazione del sinistro stradale mortale.

Avv. Emanuela Foligno

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