In caso di responsabilità concorrente dei veicoli non assicurati, il risarcimento è limitato al prodotto del singolo massimale minimo di legge applicabile per il numero dei corresponsabili

In tali  termini si è espressa la Suprema Corte (Cass. Civ., sez. VI Civile – 3, Ordinanza n. 17893 del 27 agosto 2020). A causa di uno scontro frontale tra un auto e un motociclo, entrambi veicoli non assicurati, i 2 uomini a bordo della moto decedevano.

I congiunti del familiare trasportato sulla moto citavano in giudizio gli eredi del conducente, il conducente del veicolo e l’impresa designata per conto del Fondo di Garanzia Vittime della Strada, invocando la condanna al risarcimento dei danni.

Il Tribunale accoglieva la domanda proposta dagli eredi del trasportato del motociclo attribuendo, però, alla vittima un concorso di colpa.

Nello specifico, il Tribunale riteneva che l’uomo assumeva una condotta colposa consistita nell’accettare di essere trasportato su un motoveicolo omologato per il trasporto di una sola persona e condotto da persona in stato di ebbrezza.

La decisione del Tribunale viene appellata dai congiunti del trasportato che censuravano l’attribuzione di un concorso di colpa in capo alla vittima, e in via incidentale dal FGVS che censurava di essere stata condannata al pagamento di una somma eccedente il massimale minimo di legge.

La Corte d’Appello confermava il concorso di colpa della vittima, mentre, accoglieva l’appello incidentale del FGVS condannando gli eredi a restituire le somme risultate eccedenti rispetto a quelle dovute in base al massimale minimo di legge. Somme che, tuttavia, la Corte di appello non quantificava.

La sentenza viene impugnata in Cassazione dai congiunti della vittima trasportata.

In particolare i ricorrenti eccepiscono che il sinistro causato da 2 veicoli privi di copertura assicurativa pone a disposizione delle vittime non un massimale, ma due: 1 massimale a garanzia della responsabilità del conducente del veicolo e 1 massimale a garanzia della responsabilità del conducente del motociclo.

Conseguentemente, non ci sarebbe dovuta essere nessuna restituzione di somme, a favore del FGVS.

Gli Ermellini ritengono fondata la doglianza.

L’impresa chiamata per conto del FGVS, tecnicamente non è un assicuratore della persona che circola sprovvista di valida copertura per la responsabilità civile auto, ma si accolla per legge le obbligazioni del responsabile per fini di solidarietà sociale.

Inoltre, ciascuno degli autori di un fatto illecito risponde dell’intero danno in solido con gli altri corresponsabili.

Se il danno complessivamente patito dalla vittima eccede il massimale minimo di legge -e sempre che la vittima abbia domandato con esito vittorioso la condanna in solido di tutti i coobbligati e della impresa designata quale garante di essi-, quest’ultima versando un solo massimale, garantisce 1 solo corresponsabile.

Invero, l’impresa designata ha l’obbligo di garantire, ex lege e salvo rivalsa, tutti i coobbligati.

Ciò significa che esaurito il massimale relativo all’obbligazione del primo responsabile, per la parte di danno eventualmente non coperta da esso l’impresa designata avrà il dovere di attingere al secondo massimale.

Diversamente opinando, si avrebbe il risultato paradossale che al crescere dell’obbligazione garantita, si ridurrebbe l’obbligazione del garante, inoltre non sarebbe rispettato il pieno risarcimento della vittima.

Nello specifico la Suprema Corte indica che l’impresa per il FGVS sarà tenuta ad indennizzare la vittima entro il limite rappresentato dal prodotto del singolo massimale per il numero dei responsabili privi di assicurazione a due condizioni: 1) che la vittima abbia convenuto in giudizio l’impresa designata espressamente invocando la sua qualità di garante ex lege di tutti i coobbligati; 2) che tale domanda venga accolta ed i responsabili civili vengano condannati in solido al risarcimento dell’intero danno patito dalla vittima ex art. 2055 c.c.

Infatti, se la vittima chiamasse a giudizio 1 solo corresponsabile, oppure tutti i corresponsabili ma evocasse la condanna dell’impresa designata solo per uno di essi, il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato impedirebbe al Giudice di condannare l’impresa designata al pagamento di somme eccedenti un singolo massimale.

In conclusione la sentenza impugnata viene cassata con rinvio sul punto alla Corte territoriale in diversa composizione che dovrà applicare i seguenti principi di diritto:

“1) nel caso di sinistro stradale ascrivibile a responsabilità concorrente di più conducenti, tutti privi di copertura assicurativa, l’obbligazione indennitaria gravante sull’impresa designata nei confronti del danneggiato ai sensi dell’art. 283, comma 1, lettera b, Codice delle assicurazioni, sarà contenuta entro un limite pari al prodotto del singolo massimale minimo di legge applicabile ratione temporis, per il numero dei corresponsabili.

2) Al principio che precede si deroga quando il danneggiato abbia convenuto in giudizio uno solo dei corresponsabili; oppure abbia invocato la responsabilità dell’impresa designata quale garante di uno solo dei corresponsabili; od ancora quando nel corso del giudizio di merito la solidarietà tra i corresponsabili si è sciolta per qualsiasi causa.”

Avv. Emanuela Foligno

Hai vissuto una situazione simile? Scrivi per una consulenza gratuita a incidentistradali@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Sinistro stradale per investimento del pedone

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui