La Cassazione si è pronunciata sulla richiesta di sospensione dell’esecuzione della condanna civile presentata da una donna, condannata a risarcire la parte civile a conclusione di un procedimento a suo carico

“Ai fini dell’accoglimento della richiesta di sospensione dell’esecuzione della condanna civile (art. 612 cod. proc. pen.), l’instante deve fornire la prova della futura insolvenza del creditore, che metta in pericolo la possibilità di recupero della somma, oppure che la somma da versare elida in modo estremamente rilevante il proprio patrimonio, in particolare, quando l’importo da pagare è in assoluto tanto elevato da incidere sensibilmente sullo stato economico di qualunque persona ovvero quando esso risulta elevato, se commisurato al patrimonio complessivo dell’obbligato, che va valutato anche nella prospettiva degli incrementi futuri, conseguenti allo svolgimento dell’attività lavorativa o di qualsiasi attività lucrativa”.

Lo ha ricordato la Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 11111/2020, ponendosi in continuità con l’orientamento giurisprudenziale di legittimità.

I Giudici Ermellini si sono pronunciati sull’impugnazione, da parte di una donna, della sentenza con cui veniva condannata a versare, in via equitativa, un risarcimento di 600 euro alla parte civile. La ricorrente chiedeva la sospensione della provvisoria esecutività della sentenza del Tribunale, in virtù dell’entità della pensione mensile percepita, di molto inferiore alla somma che era stata condannata a pagare; inoltre, a suo dire, il creditore non era persona facoltosa o possidente, con conseguente difetto di garanzia per la restituzione o il recupero, in caso di annullamento della sentenza.

La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto di rigettare il ricorso. Nel caso in esame, infatti, la parte instante non aveva soddisfatto alcun onere probatorio, non avendo indicato o allegato elementi dai quali desumere la sussistenza degli elementi necessari ai fini della richiesta. Di contro, la somma da versare in esecuzione della condanna (euro 600,00) non aveva un’incidenza rilevante sul patrimonio della ricorrente, che percepiva una pensione da ex insegnate; né detta somma appariva porre in pericolo il soddisfacimento di bisogni essenziali.

La redazione giuridica

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