Un ddl presentato dalla parlamentare di Sc-Ala Valentina Vezzali prevede l’utilizzo del dispositivo per evitare che fidanzati violenti e stalker possano avvicinarsi alle loro vittime
Valentina Vezzali, ex stella della scherma italiana e attualmente parlamentare del gruppo Sc-Ala, ha presentato quale prima firmataria, un disegno di legge per rendere obbligatorio nei confronti degli stalker, l’utilizzo di un dispositivo mobile di allarme e localizzazione, il cosiddetto braccialetto elettronico.
Nel presentare la proposta – insieme al segretario nazionale di Scelta civica, Enrico Zanetti, e all’avvocato Domenico Musicco, legale dell’associazione ‘Valore donna’ – Vezzali ha spiegato che con il provvedimento il braccialetto elettronico si renderebbe obbligatorio nei confronti di quei soggetti per i quali “il questore ha disposto l’ammonimento, al fine di garantire la tutela delle persone che hanno subito violenza e impedire ai mariti e fidanzati violenti e agli stalker di avvicinarsi alla loro vittima”.Il dispositivo, secondo la deputata, potrebbe essere anche una valida risposta anche al sovraffollamento carcerario soprattutto per i detenuti in attesa di giudizio o di sentenza definitiva e per i colpevoli di reati minori.
Vezzali, inoltre, si è fatta promotrice di un’altra proposta a tutela delle donne, mirante a istituire un fondo di dieci milioni di euro per l’indennizzo delle vittime dei reati di percosse, lesioni personali, atti persecutori commessi in ambito domestico, e violenza sessuale, con un tetto massimo di cinquecentomila euro. L’indennizzo – destinato alle vittime costituitesi parte civile che non hanno ottenuto un risarcimento in quanto l’autore delle violenze è rimasto ignoto, è insolvente, è deceduto o per intervenuta prescrizione del reato – verrebbe corrisposto in misura proporzionale all’ammontare del danno e comunque entro un tetto massimo di 500mila euro.
“La cronaca – ha dichiarato la parlamentare all’Adnkronos – ci dice che dall’inizio dell’anno si sono registrati già 29 casi di violenza omicida su donne, mentre nel 2016 abbiamo avuto il triste record di vittime di femminicidio: 116 casi, molto spesso per mano di ex fidanzati e mariti violenti, mentre sono oltre due milioni le vittime di comportamenti persecutori da parte dell’ex partner. Numeri che fanno rabbrividire e che ci impongono di agire in modo concreto a livello penale, sociale e culturale, perché il rischio è che si possa banalizzare e normalizzare la violenza, e che questa possa essere in qualche modo giustificata dalla gelosia”.




