Accolto il ricorso dei parenti delle 7 studentesse Erasmus italiane decedute in un tragico incidente stradale nel marzo del 2016 a Freginals, nella provincia di Tarragona

Sono trascorsi tre anni e mezzo dal tragico incidente sulle strade della Catalogna che costò la vita a tredici studentesse Erasmus, di cui sette italiane, di rientro in autobus a Barcellona da Valencia, dove si erano recate per una festa tradizionale cittadina.

Nelle scorse ore, dopo tre opposizioni ad altrettanti tentativi di archiviazione del caso, la Corte d’Appello di Tarragona ha accolto l’ultimo ricorso delle famiglie delle vittime e ha deciso che si celebrerà un processo per “omicidio spericolato” per accertare le responsabilità di quella strage.

L’imputato, accusato di omicidio colposo, è l’autista del bus, un 62enne che inizialmente aveva ammesso di essersi addormentato, salvo poi ritrattare. Il tutto nonostante la scatola nera del mezzo avesse evidenziato vistosi cambi di velocità prima dello schianto, come se il guidatore avesse avuto dei colpi di sonno. Gli inquirenti, inoltre, avevano escluso che il bus avesse guasti strutturali.

In seguito, una perizia sul sistema frenante del pullman aveva complicato il quadro indiziario.

Il consulente della Procura, infatti, dopo sette mesi di lavoro, aveva concluso che non era possibile stabilire se i freni funzionassero o meno, spingendo i magistrati spagnoli a chiedere una nuova archiviazione.

Nelle scorse settimane, tuttavia, l’opposizione presentata dai parenti delle giovani vittime, tutte di età compresa tra i 21 e i 25 anni, è stata accolta e sono state disposte indagini supplementari da cui sarebbe emersa una ‘colpa grave’ dell’autista.

Tutti gli studenti sopravvissuti all’incidente, ascoltati nuovamente come testimoni nel corso delle indagini suppletive, avrebbero confermato che l’uomo manifestava segni di sonnolenza. Inoltre, da una verifica svolta presso l’ispettorato del lavoro sarebbe emerso che il conducente non aveva rispettato i turni di riposo previsti.

Le famiglie delle ragazze  hanno accolto la decisione con soddisfazione. “Finalmente –  fatto sapere attraverso il loro legale – potremo avere un processo e chiedere giustizia”.

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