Indignazione dei familiari rispetto al sistema risarcitorio spagnolo.  

L’avv. Francesco Carraro:  In Italia per una famiglia media risarcimenti fino a 900mila euro

Sono trascorsi quasi quattro mesi dall’incidente stradale in cui persero la vita in Spagna tredici studentesse, di cui sette italiane. Le giovani vittime si trovavano nel Paese iberico per il progetto Erasmus. La tragedia fu causata da un colpo di sonno dell’autista del bus su cui viaggiavano le ragazze.

L’incidente, per la compagnia assicuratrice, vale per ciascuna vittima un risarcimento di 52mila euro, con un deciso ritocco verso il basso perché si presuppone (ma le indagini sono ancora in corso) che le ragazze non indossassero la cintura di sicurezza.

“Una proposta che abbiamo rifiutato sdegnati”, hanno fatto sapere nei giorni scorsi i familiari delle vittime, che, nel frattempo hanno annunciato di voler dare vita a un progetto che si chiamerà ‘Genitori Generazione Erasmus 20 Marzo 2016 – Uniti perché non accada mai più’.

“Hanno impostato la vicenda – ha spiegato uno dei genitori delle vittime – come se le ragazze si fossero macchiate di chissà quale colpa. A quanto ne so, invece, le cinture le avevano, ma erano cinture addominali, non a tre punti, e quindi assolutamente inadeguate. Ma in quel Paese i risarcimenti sono irrisori: li hanno innalzati a gennaio nel 2016, ma rispetto ai nostri parametri sono ai confini del ridicolo”.

I familiari delle studentesse hanno più volte ribadito che “non si tratta di una questione di soldi” e anzi hanno manifestato l’intenzione di devolvere i risarcimenti in beneficienza. “Vorremmo essere un pungolo – spiegano – perché tragedie come queste non accadano più; ad esempio si dovrebbe rendere più sicuri i bus con un sistema di sicurezza che avverte quando non vengono allacciate le cinture, come accade sulle auto. E poi c’è l’ altra assurdità che gli indennizzi calcolati dalle compagnie assicurative cambiano da nazione a nazione, all’interno dell’Ue”.

Sulla vicenda, e in particolare sugli aspetti che riguardano la proposta di risarcimento, Responsabile Civile ha sentito l’avvocato Francesco Carraro, legale esperto in risarcimento di danni patrimoniali e non patrimoniali, danni da morte e da perdita della vita, macro lesioni, infortunistica stradale, polizze infortuni e diritto delle assicurazioni.

“Il concetto di congruità – spiega Carraro – è un concetto relativo in quanto non esistono criteri uniformi tra i Paesi Ue. Ogni Paese ha il suo sistema risarcitorio che deriva da una cultura giuridica specifica e cambia, anche in maniera drammaticamente netta, da una nazione all’altra”.

Senza poter entrare nel merito di una vicenda di cui non conosce i dettagli, Carraro afferma che sicuramente, rispetto ai canoni italiani, il risarcimento proposto ai familiari delle ragazze decedute in Spagna non appare adeguato. “Nel nostro Paese – facendo un calcolo approssimativo rispetto alla morte di un giovane appartenente a una famiglia media – i genitori delle vittime avrebbero potuto vedersi liquidata per danno non patrimoniale da morte una somma complessiva che potrebbe raggiungere circa 900mila euro”.

In tal senso Carraro rivendica una posizione di avanguardia dell’Italia rispetto ai principali Paesi europei, tra cui Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna. In Germania, ad esempio, la componente non patrimoniale del danno non viene neppure considerata, se non nel caso di choc subito da chi ha assistito alla morte di un parente. In Gran Bretagna, invece, è previsto un risarcimento per “bereavement damage” che si aggira intorno ai 13mila euro e viene riconosciuto solamente a genitori e congiunti; una formula che negli ultimi tempi è stata al centro di numerose polemiche e di una campagna condotta da numerose associazioni che ne chiedono l’abolizione in quanto considerata offensiva.

“Quello che possiamo trarre da quanto accaduto in Spagna – conclude Carraro – è che noi italiani dovremmo essere orgogliosi dell’eccellenza del nostro sistema. Il risarcimento è un segno di civiltà e non di spreco. E se a livello europeo si prevede di uniformare la normativa in materia, l’Italia dovrebbe essere presa a modello, a fronte del rischio reale di accordi al ribasso, vantaggiosi solo per il grande capitale e penalizzanti per il cittadino”.

 

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