Lo studio, frutto di una collaborazione internazionale, apre la strada a nuovi approcci terapeutici e preventivi per contrastare lo sviluppo del diabete di tipo 1

Scoperto un nuovo meccanismo coinvolto nello sviluppo del diabete di tipo 1 che apre la strada a nuovi approcci terapeutici e preventivi. Lo studio è frutto del lavoro di un team internazionale coordinato dal professor Romano Regazzi, del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Losanna. Al lavoro ha contribuito anche il gruppo di ricerca del professor Francesco Dotta, direttore UOC Diabetologia dell’Aou Senese e professore di Endocrinologia dell’Università di Siena. La ricerca è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista internazionale “Cell Metabolism”,

“La malattia – spiega Dotta – deriva dalla distruzione delle cellule beta pancreatiche da parte del sistema immunitario del paziente. Noi abbiamo individuato una nuova forma di comunicazione tra cellule del sistema immunitario e cellule beta”.

Il lavoro dimostra che i linfociti, una varietà di globuli bianchi, rilasciano vescicole che trasportano piccole molecole di RNA, capaci di regolare l’espressione genica. Durante la reazione autoimmune, queste vescicole si fondono con le cellule beta pancreatiche e trasferiscono i microRNA nelle cellule che producono l’insulina. In tal modo causano la morte di queste ultime per apoptosi, una morte cellulare programmata.

Questo fenomeno sembra giocare un ruolo importante nello sviluppo della malattia.

“Utilizzando strategie che bloccano l’azione dei microRNA trasferiti nelle cellule beta – aggiunge Dotta – è stato possibile prevenire lo sviluppo del diabete mellito nei topi”.

La scoperta renderebbe quindi possibile prendere in considerazione nuove strategie terapeutiche per prevenire o curare il diabete mellito anche negli uomini. Inoltre, potrebbe aiutare a comprendere meglio gli eventi che scatenano altre malattie autoimmuni.

Il diabete mellito di tipo 1 è caratterizzato da una quasi totale assenza di produzione di insulina e colpisce diversi milioni di persone nel mondo. Si tratta, in prevalenza, di bambini e giovani adulti. La malattia richiede un trattamento con iniezioni di insulina per tutta la vita.

 

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