In tema di TARSU, nel caso di esercizi alberghieri, non è sufficiente la mera dichiarazione, da parte del contribuente, della temporanea chiusura dell’albergo per lavori di manutenzione per evitare il pagamento del tributo

La vicenda

La Commissione tributaria provinciale di Napoli – in parziale accoglimento del ricorso proposto dal contribuente avverso l’avviso di pagamento della somma di Euro 2.697,00 a titolo di differenza della tassa sui rifiuti solidi urbani dovuta al comune di Ischia per l’anno 2012 – aveva disposto la riduzione del tributo, rimettendone la riliquidazione all’Ente impositore.

La pronuncia veniva confermata anche in appello.

A sostegno della propria decisione, la Commissione tributaria regionale aveva rilevato che: a) il contribuente, esercente una impresa alberghiera nei locali dell’immobile tassato, aveva comunicato la chiusura stagionale della attività per l’esecuzione di lavori di manutenzione della struttura alberghiera; b) l’Ente impositore aveva omesso di procedere ai doverosi controlli, mediante “uno o più sopralluoghi (…) al fine di verificare se l’albergo era stato chiuso (…) nel periodo in cui si sarebbero dovuti effettuare i lavori”; c) in mancanza di tali accertamenti, la struttura alberghiera doveva, pertanto, “ritenersi effettivamente chiusa”; d) di contro il Comune non aveva dimostrato che nel periodo in questione l’albergo producesse rifiuti.

La vicenda è finita così in Cassazione, dinanzi ai giudici della Sezione Tributaria (ordinanza n. 22705/2019), che hanno accolto il ricorso del Comune di Ischia affermando che “in materia di tassa sui rifiuti solidi urbani, il tributo è dovuto unicamente per il fatto di occupare o detenere locali ed aree scoperte a qualsiasi uso adibiti (ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie ad abitazioni) (Sez. 5, sentenza n. 3772 del 15/02/2013), in quanto la detenzione o la occupazione di locali e aree scoperte comporta una ‘presunzione iuris tantum di produzione di rifiuti’, alla quale, se non superata, consegue la soggezione al tributo”.

Ebbene, nel caso in esame, i giudici di merito avrebbero dovuto fare applicazione dei seguenti principi di diritto:

“In tema di TARSU, nel caso di esercizi alberghieri (…) ai fini della esenzione dalla tassa non è sufficiente la sola denuncia di chiusura invernale ma occorre allegare e provare la concreta inutilizzabilità della struttura “;”la mancata utilizzazione di una struttura alberghiera per alcuni mesi dell’anno, in quanto determinata alla volontà o alle esigenze del tutto soggettive dell’utente, o al mancato utilizzo di fatto, non è di per sè riconducibile alle fattispecie di esenzione dal tributo previste dal citato art. 62” (Sez. 5, Sentenza n. 9633 del 13/06/2012).

In sostanza, la mera dichiarazione da parte del contribuente – di temporanea chiusura dell’albergo per l’esecuzione di lavori di manutenzione – non è idonea a superare la presunzione di legge a carico del detentore dell’immobile. A tal riguardo, illegittimamente il giudice di merito aveva addossato all’Ente impositore l’onere della prova contraria.

La redazione giuridica

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