Trauma cranico accusato da una utente dell’acquapark a causa del forte impatto con l’acqua dopo la discesa con lo scivolo.

Trauma cranico riportato dall’utente dell’acquapark (Cass. civ., sez. VI – 3, 19 luglio 2022, n. 22593 Presidente Scoditti – Relatore Rossetti)

In primo grado, il Tribunale di Catania rigettava la domanda della donna, che, dopo aver utilizzato un gioco acquatico, a causa dell’impatto con l’acqua pativa un trauma cranico che le provocava una ischemia cerebrale con emiplegia sinistra.

Il Tribunale escludeva l’esistenza d’un valido nesso di causa fra le strutture ludiche e il danno patito dall’attrice.

L’appello della danneggiata veniva rigettato dalla Corte d’appello. La Corte d’appello, dopo aver richiamato e condiviso i rilievi già compiuti dal Tribunale, aggiungeva che il gioco acquatico era privo di pericolosità intrinseca; che essa era conforme agli standard di sicurezza previsti per strutture di questo tipo; che la vittima era portatrice di una intrinseca fragilità carotidea, ignota ad essa stessa, avente natura di circostanza eccezionale idonea ad escludere per la sua anomalia il nesso di causa tra la condotta ascritta al gestore dell’acquapark e il trauma cranico riportato.

La vicenda approda in Cassazione ove la donna denuncia la nullità della sentenza per mancanza della motivazione, la violazione delle norme sulla responsabilità oggettiva e l’omesso esame di un fatto decisivo.

La prima censura è infondata in quanto la motivazione della sentenza impugnata esiste ed è ben chiara nello stabilire che “ non vi fu un nesso di causa fra la condotta della società convenuta e il trauma cranico lamentato dalla donna”.

Con la seconda censura la ricorrente sostiene che il primo Giudice aveva fondato la sua decisione “su affermazioni non provate del C.T.U. e su ipotesi e presunzioni non provate”; che sarebbe stato onere del Parco acquatico informare gli utenti “che un certo numero di persone è soggetto per traumi spontanei (…) o per traumi indotti da fatti esterni alla dissecazione della carotide”; che il danno era stato causato dall’uso della struttura, mercè le sollecitazioni violente subite dalla carotide durante l’elevata velocità raggiunte in talune parti del percorso di discesa con lo scivolo, unitamente all’impatto con l’acqua della piscina; che in definitiva la Corte d’appello aveva escluso il nesso di causalità violando i principi giurisprudenziali che presiedono all’accertamento di esso.

Il motivo è inammissibile.

La emiparesi patita dalla vittima è stata causata da una dissecazione carotidea post trauma cranico, e il Giudice di merito ha escluso che l’uso dello scivolo del parco acquatico sia stato la causa della suddetta lesione vascolare.

Ergo, stabilire se tale valutazione sia coerente, oppure no, è questione di puro fatto, esulante dal giudizio di legittimità.

Non coglie nel segno la tesi sostenuta dalla donna che “nella responsabilità per custodia l’atto ignoto non è idoneo a eliminare il dubbio in ordine allo svolgimento eziologico del fatto e che se resta ignota la causa del danno, il custode ne risponde ugualmente”.

Invero, il principio affermato costantemente dalla Corte Suprema recita che “a condizione che sia certa la derivazione del danno dalla cosa, resta irrilevante la circostanza che non si riesca a stabilire in che modo o con quale meccanismo la cosa abbia prodotto il danno (così, in particolare, Cass. 24342/15, richiamata anche dalla ricorrente).

Anche il terzo motivo di censura, riguardante l’omesso esame della consulenza tecnica di parte è inammissibile.

Nei due gradi di merito vi è stata una doppia decisione conforme in punto di fatto e di assenza di responsabilità del custode per il trauma cranico dedotto in giudizio: ebbene l’omesso esame d’un documento non integra gli estremi del vizio di omesso esame del fatto decisivo, alla luce di quanto stabilito dalle Sezioni Unite con la nota sentenza 8053/14.

Il ricorso viene integralmente rigettato con condanna alle spese.

La redazione giuridica

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