Il trauma da schiacciamento della mano destra con ferite multiple e frattura falange ungueale III e IV dito causa postumi invalidanti permanenti nella misura dell’8% (Tribunale di Fermo, Sez. Lavoro, Sentenza n. 46/2021 del 02/03/2021 RG n. 14/2020)

L’Inail cita a giudizio il datore di lavoro onde ottenere la restituzione delle somme erogate al dipendente pari a euro 16.872,01 a causa dell’infortunio sul lavoro che gli aveva procurato un trauma da schiacciamento della mano.

L’Istituto, ritiene accertata la responsabilità civile del datore di lavoro nella causazione dell’infortunio subito dal lavoratore il 24 dicembre 2019 per carenza d’informazione sull’uso dei mezzi aziendali e sui rischi connessi alle lavorazioni.

La parte datoriale, sebbene ritualmente e tempestivamente chiamata in causa, non si costituisce a giudizio e viene dichiarata contumace.

La causa viene istruita attraverso produzione documentale e trattenuta in decisione.

Il 24 dicembre 2019 il lavoratore subiva un infortunio sul lavoro mentre utilizzava la macchina impastatrice marcata “Sottoriva”, procurandosi lesioni personali alla mano destra, che rimaneva schiacciata tra i rulli, riportando trauma da schiacciamento della mano destra con ferite multiple e frattura falange ungueale III e IV dito.

L’Inail, riconosceva al lavoratore l’inabilità temporanea assoluta, e i postumi invalidanti permanenti nella misura del 6%.

Successivamente, veniva accertata con giudizio civile una menomazione dell’integrità psicofisica, derivante dall’infortunio, nella misura dell’8% con conseguente condanna dell’Istituto a erogare il relativo indennizzo previdenziale in capitale.

In onore dell’esito del predetto giudizio, l’Istituto, quindi, versava al lavoratore l’importo di euro 16.872,01.

Il datore di lavoro veniva citato a giudizio penale per lesioni personali colpose ex art. 590 c.p. conseguenti alla violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro e veniva in tale sede condannato alla pena di mesi quattro di reclusione, pena rideterminata in euro 600,00 di multa all’esito del giudizio di Appello, con pronuncia irrevocabile dal 28 marzo 2017.

In sede penale veniva accertato dal Tribunale di Macerata che:

“a) la manovra del lavoratore infortunato nell’eseguire la pulizia del macchinario, introducendo la mano nella parte inferiore della macchina “formatrice”, denota inadeguata formazione ed informazione del lavoratore sui rischi relativi a tale evento e sono elementi determinanti dello stesso;

b) La presenza del cartello di segnaletica della sicurezza all’interno del laboratorio non è elemento sufficiente ad assolvere l’obbligo di formazione dei lavoratori nel caso, come nella fattispecie di lavoratore straniero che non aveva maturato, prima dell’assunzione precedenti esperienze lavorative con macchine per la panificazione industriale;

c) Il lavoratore infortunato non era stato informato dal datore di lavoro sui rischi connessi all’utilizzazione delle macchine da laboratorio ed aveva appreso il lavoro tramite l’insegnamento di un collega operaio più esperto di nazionalità marocchina, effettuando la pulizia della macchina impastatrice mentre questa era in movimento;

d) Il verbale di formazione ed informazione predisposto dall’azienda e sottoscritto dagli altri lavoratori non era stato firmato neppure per presa visione dall’infortunato;

e) La causa dell’infortunio è riconducibile all’insufficiente e inadeguata informazione del lavoratore relativamente ai rischi connessi all’attività in concreto svolta e, in particolare, alla pulizia della macchina impastatrice che impone il blocco, o lo spegnimento, prima di procedere a qualsivoglia operazione di pulizia;

f) l’inosservanza delle cautele di legge di natura informativa e formativa esclude la corresponsabilità della vittima dell’infortunio anche per un’eventuale condotta imprudente, non essendo presente nella fattispecie un comportamento eccezionale, abnorme o inopinabile idoneo ad escludere la responsabilità esclusiva del datore di lavoro per l’inosservanza delle cautele di legge “.

Il Tribunale da atto, dunque, della accertata sussistenza di colpa del datore di lavoro per l’infortunio del proprio dipendente.

Al riguardo viene rammentato che la sentenza che accerta la responsabilità civile è elemento sufficiente a costituire l’Inail in credito verso la persona civilmente obbligata che abbia riportato condanna penale per i fatti da cui è derivato l’infortunio.

L’azione dell’Inail è stata correttamente promossa entro il termine di tre anni dall’irrevocabilità dell’accertamento penale nei confronti del legale rappresentante della società datoriale e responsabile della sicurezza sul lavoro .

In tema di infortuni sul lavoro e malattie professionali, l’ultimo inciso del quinto comma dell’art. 112 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124, nello stabilire che l’ azione di regresso dell’ Inail si prescrive nel termine di tre anni dal giorno nel quale la sentenza penale è divenuta irrevocabile, richiama esplicitamente l’ azione di regresso di cui all’art. 11 dello stesso testo unico che, a sua volta, prevede che il diritto di regresso può esser esercitato dall’Istituto per le somme pagate a titolo di indennità e di spese accessorie contro il responsabile civile.

Il presupposto per l’esercizio dell’azione di regresso è rappresentato dall’avvenuto pagamento di somme di denaro e non dall’esistenza di un debito assicurativo ancora insoluto nei confronti dell’assicurato o dei suoi superstiti.

Pertanto, ne discende che il termine di prescrizione del diritto di regresso inizia a decorrere solo dalla data di pagamento dell’indennizzo da parte dell’ Inail se successivo alla sentenza penale o , altrimenti, da quando la sentenza penale diviene irrevocabile.

Il ricorrente Inail ha allegato di avere versato al dipendente l’importo di euro 16.872,01 a titolo di indennizzo per inabilità temporanea assoluta e permanente.

Da ciò ne discende la fondatezza del ricorso con conseguente condanna del datore di lavoro convenuto a rimborsare all’Inail la somma versata al lavoratore, oltre interessi legali.

In conclusione, il Tribunale di Fermo, in funzione di Giudice del Lavoro, accoglie il ricorso, accerta la civile responsabilità della società convenuta per l’infortunio del 24 dicembre 2019; condanna la convenuta a rimborsare all’Inail la somma di euro 6.872,01 e gli ulteriori importi versati all’infortunato medio termine , oltre ad interessi legali.

Condanna, inoltre, la convenuta alla rifusione in favore dell’Inail delle spese di lite, liquidate in complessivi euro 1 .470,00, oltre a spese di contributo unificato per euro 43,00.

Avv. Emanuela Foligno

Se sei stato/a vittima di un infortunio sul lavoro e vuoi ottenere, in breve tempo, il risarcimento dei danni fisici subiti o dei danni da morte di un familiare, scrivici per una consulenza gratuita di procedibilità a redazione@responsabilecivile.it o invia un sms, anche vocale, al numero WhatsApp 3927945623

Leggi anche:

Psicopatologia da malattia professionale e precedente indennizzo

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui