La progressiva evoluzione della malattia professionale ha determinato un aggravamento addivenendosi a un danno biologico complessivo del 32% (Corte d’Appello di Roma, IV Sezione Lavoro, sentenza n. 286/2021 del 29 gennaio 2021)

Con ricorso al Tribunale di Latina, in funzione di Giudice del Lavoro, il lavoratore esponeva di aver subito un infortunio sul lavoro in data 27.10.2009 , per il quale l’Inail gli aveva riconosciuto un danno biologico pari al 3% e di aver poi denunciato, in data 18.1.2011, l’insorgenza di una malattia professionale, per la quale l’Istituto riconosceva un danno biologico pari al 4%.

L’Inail gli aveva liquidato dapprima un indennizzo in conto capitale rapportato al grado di menomazione del 7% e poi, con comunicazione del 28.1.2012, gli riconosceva l’indennizzo per il complessivo grado di menomazione del 13% di cui il 3% in relazione all’infortunio del 27.10.2009, il 4% per la malattia professionale ed il 6 % per l’infortunio sul lavoro subito in data 14.1.2008, come accertato con sentenza del Tribunale di Latina n. 2382/2011.

Il lavoratore lamenta l’erroneità della valutazione dei postumi effettuata dall’Inail e chiede di accertare che dall’infortunio del 27.10.2009 è derivata una menomazione pari al 6% e che la malattia professionale denunciata il 18.1.2011 ha determinato una menomazione pari al 15%.

La causa viene istruita attraverso CTU Medico-Legale al cui esito il Tribunale ritiene la domanda fondata.

Avverso detta sentenza propone appello il lavoratore lamentando l’erroneità della valutazione dei postumi invalidanti e chiedendo di accertare e dichiarare la sussistenza di una complessiva menomazione pari al 47%.

La Corte d’Appello ritiene parzialmente fondata l’impugnativa.

Il Tribunale di Latina riconosceva l’eziologia lavorativa dell’infortunio del 14.1.2008, quantificando il danno biologico in misura pari al 6% .

In parziale riforma di tale pronuncia, la Corte territoriale con sentenza n. 5153/2016 , all’esito di CTU, quantificava il danno biologico nella misura del 7%.

L’appellante, integrava le richieste formulate nel ricorso in appello, formulando domanda di “revisione per aggravamento” rispetto alla valutazione effettuata chiedendo una valutazione del danno nella misura del 12%, percentuale già richiesta sia nel primo grado di giudizio presso il Tribunale di Latina, sia nel secondo presso la Corte d’Appello di Roma.

Tale domanda è inammissibile e in contrasto con il principio del ne bis in idem. In ogni caso, viene sottolineato, il CTU ha escluso la configurabilità di un aggravamento dei postumi derivanti dall’infortunio del 14.1.2008 rispetto al danno biologico del 7% già riconosciuto da questa Corte .

Anche con riferimento all’infortunio del 27.10.2009, il CTU ha confermato la durata della temporanea inabilità come riconosciuta dall’ Inail.

Il CTU ha evidenziato la correttezza delle risultanze della seconda consulenza tecnica espletata nel primo grado di giudizio che concludeva “… il periodo di inabilità temporanea assolut a e la valutazione del danno biologico nella misura del 3% siano da considerarsi congrui in relazione agli esiti traumatici”.

In relazione alla malattia professionale, il CTU ha concordato con le valutazioni contenute in entrambe le consulenze espletate in primo grado secondo cui il quadro patologico emerso, inizialmente inquadrato quale “disturbo dell’adattamento con ansia ed umore depresso misti da costrittività organizzativa , per “la progressiva ed intercorsa evoluzione, come evidenziata nell’agosto del 2013, in associazione al quadro ipertensivo, ipertensione arteriosa con alterazioni a carico del miocardio e della microcircolazione, tenuto presenti i rilievi strumentali risultanti in atti, nel contesto della patologia psicopatologica si ritiene valutabile, in riferimento ai codici 14 della voce della tabella del danno biologico, non oltre l’11%, definendo quindi un danno per la malattia professionale nella misura del 24% a far data dall’agosto 2013.”

Il CTU , partendo dalla quantificazione del danno biologico in misura del 7%, così come statuito dalla sentenza n. 5153 /2016, ha accertato che “dall’infortunio sul lavoro occorso in data 27.10.2009 è derivato un ulteriore danno biologico in misura pari al 3%. Inoltre, dalla malattia professionale denunciata in data 18.1.2011 è derivato un ulteriore danno biologico del 15%. A seguito dell’aggravamento della malattia professionale, il danno biologico può essere quantificato nella misura pari al 24% a decorrere dall’agosto 2013 e in misura pari al 32% a decorrere dall’aprile 2019.”

Dalla sommatoria delle sopraindicate percentuali, derivanti dai due infortuni subiti e dalla malattia professionale, nonché dagli aggravamenti della stessa, il danno biologico da risarcire viene individuato nella misura complessiva del 10% a decorrere dal 6.1.2010, risultante dalla sommatoria del 7% riconosciuto con sentenza e del 3% derivante dall’infortunio del 27. 10.2009.

A seguito della malattia professionale denunciata in data 18.1.2011, il danno biologico complessivo viene quantificato nella misura del 23% , risultante dalla sommatoria del preesistente 10%, con il 15% derivante dalla malattia professionale.

La progressiva evoluzione della malattia professionale, come documentata in atti, ha determinato un aggravamento a decorrere dall’agosto 2013 , talché il danno biologico complessivo va quantificato nella complessiva misura del 32% derivante dalla sommatoria della maggior percentuale di invalidità a seguito di aggravamento della malattia professionale, pari al 24% con il preesistente 10% conseguente agli infortuni sul lavoro.

A seguito di ulteriore aggravamento della malattia professionale, a decorrere dall’aprile 2019 il danno biologico complessivo viene quantificato nella misura del 39% , risultante dal la sommatoria del preesistente 10% per gli infortuni sul lavoro con il danno biologico derivante dalla malattia professionale che, a seguito dell ‘aggravamento , viene quantificato nel 32%

La Corte accoglie integralmente le conclusioni della CTU ed osserva che come argomentato dallo stesso in risposta alle osservazioni della parte, “il quadro patologico del periziando, inizialmente inquadrato come “disturbo dell’adattamento con ansia ed umore depresso misti da costrittività organizzativa, solo in seguito si è evoluto ed è assurto ad episodio di depressione maggiore, per la prima volta diagnosticata nell’agosto 2013” .

In conclusione, la Corte riconosce il diritto dell’appellante al ricalcolo dell’indennizzo in capitale già riconosciuto con sentenza nella complessiva misura del 10% a decorrere dal 6.1.2010 e, per effetto dell’insorgenza della malattia professionale e del suo successivo aggravamento, ha diritto al riconoscimento della rendita ex art. 13 , lett. b) , D.Lgs 38/2000 rapportata al danno biologico del 23% a decorrere dal 18 .1.201 1, del 32% dal 8.8.2013 e del 39% dall’aprile 2019, da liquidarsi nella misura di legge.

In caso di pluralità di eventi lesivi, ricorda la Corte d’Appello, “… si procede alla valutazione complessiva dei postumi ed alla liquidazione di un’unica rendita o dell’indennizzo in capitale corrispondente al grado complessivo della menomazione dell’integrità psicofisica”.

L’importo della nuova rendita o del nuovo indennizzo in capitale è decurtato dell’importo dell’eventuale indennizzo in capitale già corrisposto e non recuperato “. Talché dalla rendita vitalizia dovrà essere decurtato l’importo dell’indennizzo in capitale ove già corrisposto e non recuperato , come per legge . Sui ratei maturati va altresì corrisposta la maggior somma fra interessi e rivalutazione dalla maturazione di ogni singolo rateo al soddisfo, come per legge.

Le spese di giudizio vengono poste in compensazione tra le parti in considerazione della reciproca soccombenza e le spese di CTU vengono poste a carico dell’Inail.

Avv. Emanuela Foligno

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2 Commenti

  1. Ciao a tutti mi chiamo Cristiano e vivo a Pisa lavoro per una ditta metalmeccanica di Guasticce (LI) operaio assemblatore di linea 3livello dal 1 aprile 97 ,nel 2015 feci delle ecografie di controllo per conto dell’Inail alle spalle perche’apri la malattia professionale il responso e’che avevo una tendinite alle spalle.mi fu’bocciata dicendo che per il tempo che lavoravo li e l’intensita’la malattia suddetta non era da attribuirsi al mio lavoro se ,pensate che quando lo stabilimento era a Pisa la produzione era 1900 pezzi a turno dal 2001 a ora a Guasticce dove si trova attualmente sono 3870a turno,dal 2015 ,dopo 4 anni mi ha iniziato a fare male la spalla dx a forza di ripetere sempre le stesse postazioni mi brucia e mi limita i movimenti ho fatto ecografia e Risonanza magnetica il risultato e’che ho la lesione massiva superiore della cuffia dei rotatori segni di atrofia fossa sovraspinato Gouttalier 3 allora chiedo io se nel 2015 avevo solo una tendinite e poi mel’hanno bocciata pure, e adesso ho il tendine spezzato di 3cm e 1/2 qualcosa non mi torna allora c’era gia’una micro lesione?chi mi sa’rispondere per cortesia in questo caso cosa devo fare?Grazie

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