A Bergamo, un ragazzino affetto da una cardiopatia derivante da una rara patologia su base genetica, ha vissuto per 319 giorni grazie a un cuore artificiale

373 giorni di ricovero, di cui 319 “aggrappato” a un cuore artificiale. Il tutto in una stanza di 24 metri per evitare ogni possibile rischio di contagio dal virus Sars-CoV-2. E’ un vero e proprio lockdown nel lockdown quello vissuto da un dodicenne all’ospedale di Bergamo, che nel corso dell’emergenza Coronavirus è arrivato a contare oltre 2000 pazienti ricoverati.

Al bambino, originario della Romania, era stata diagnosticata in patria una cardiopatia derivante da una rara patologia su base genetica, la malattia di Naxos. Da li la decisione di trasferirsi in Italia per le cure, l’autorizzazione alla messa in lista d’attesa per un trapianto, il ricovero per oltre venti giorni in Terapia intensiva pediatrica e l’impianto, nel luglio 2019, del sistema di assistenza biventricolare Vad, viste le sue gravi condizioni.

Per un anno la sua unica compagnia sono stati il padre, 37 anni, che ha rinunciato a tutto per stargli vicino, le visite della mamma che è rimasta in Romania e che lo raggiungeva appena possibile, qualche videogioco e la scuola, prima in ospedale e poi a distanza.

“Grazie alle diverse professionalità e alle tecnologie che dispone il nostro centro riusciamo a portare i pazienti, anche quelli più piccoli, al trapianto nelle migliori condizioni possibili – ha commentato Michele Senni, Direttore del Dipartimento cardiovascolare del Papa Giovanni XXIII”.

Oggi, fortunatamente il ragazzino, grazie a un grande gesto di generosità, ha un cuore nuovo.

L’intervento di trapianto è durato circa 10 ore, che sono servite a rimuovere il cuore artificiale e a impiantare il nuovo organo, prelevato dal cardiochirurgo Francesco Innocente e dall’infermiera Maria Berardelli. In sala operatoria per il trapianto il responsabile del Centro Trapianti di cuore Amedeo Terzi, con i cardiochirurghi Federico Brunelli e Samuele Pentiricci, la specializzanda Francesca Papesso, l’anestesista Moreno Favarato, i perfusionisti Davide Ghitti e Silvana Crisci, gli strumentisti Omar Sandrinelli ed Elisabetta Salvi, gli infermieri Angelo Sechi, Silvia Barachetti, Severine Dormont e Sara Bolazzi, gli operatori sociosanitari Silvia Sibelli, Salvatore Pepe e Maria Zampaglione.

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