Unicef, 19,4 milioni di bambini esclusi dalle vaccinazioni

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I bambini non vaccinati vivono prevalentemente in Paesi colpiti da conflitti. I più poveri hanno una probabilità quasi due volte maggiore di morire prima dei 5 anni rispetto ai più ricchi 

Nel 2016 l’Unicef ha fornito 2,5 miliardi di dosi di vaccini per l’infanzia in circa 100 Stati, raggiungendo la metà della popolazione mondiale tra 0 e 5 anni. Nigeria, Pakistan e Afghanistan, gli ultimi tre Stati in cui la poliomielite rimane endemica, hanno ricevuto il maggior quantitativo di vaccini: circa 450 milioni di dosi per la Nigeria, 395 milioni il Pakistan e oltre 150 milioni l’Afghanistan.
L’Unicef è anche la prima Agenzia per fornitura di vaccini alla Global Polio Eradication Initiative. Le campagne di immunizzazione di massa hanno portato a un forte calo della mortalità infantile (0-5 anni) per malattie che potrebbero essere evitate tramite vaccino, e ha portato il mondo a un passo dall’eradicazione della polio.
Fra il 2000 e il 2015, la mortalità infantile provocata dal morbillo è diminuita dell’85% e quella da tetano neonatale dell’83%. Nello stesso periodo, grazie alle vaccinazioni si è registrato un drastico calo dei decessi infantili per polmonite (-47%) e per diarrea (-57%). Tuttavia, si stima ancora che ogni anno 19,4 milioni di bambini nel mondo rimangono esclusi dai cicli completi di vaccinazione.
Circa due terzi dei bambini non vaccinati vivono in Paesi colpiti da conflitti. A causa di sistemi sanitari fragili, della povertà e delle disuguaglianze sociali, un quinto dei bambini sotto i 5 anni rimane privo dei vaccini che possono salvare loro la vita.
“Tutti i bambini, a prescindere da dove siano nati o dalle condizioni in cui si trovano, hanno il diritto di sopravvivere e di crescere sani, al sicuro da malattie letali – sottolinea Robin Nandy, Responsabile dei programmi di vaccinazione dell’Unicef -. Dal 1990, le vaccinazioni sono state una delle ragioni principali della consistente diminuzione della mortalità infantile. Tuttavia, nonostante questi progressi, un milione e mezzo di bambini continuano a morire ogni anno a causa di malattie che potrebbero essere evitate con i vaccini”.
Persistono, inoltre, le disuguaglianze fra i bambini ricchi e quelli poveri: nei paesi in cui si verifica l’80% delle morti sotto i 5 anni nel mondo, oltre la metà dei bambini più poveri non sono completamente vaccinati. A livello mondiale, i bambini più poveri hanno una probabilità quasi due volte maggiore di morire prima dei 5 anni rispetto ai più ricchi.
“Oltre ai bambini che vivono nelle comunità rurali, dove l’accesso ai servizi è limitato, un numero sempre maggiore di bambini che vivono in città sovraffollate e gli abitanti dei quartieri più poveri rimangono esclusi da vaccinazioni vitali – prosegue Nandy -. Sovraffollamento, povertà, scarse condizioni igienico-sanitarie, alimentazione e assistenza sanitaria inadeguata hanno aumentato il rischio di contrarre malattie come polmonite, diarrea e morbillo in queste comunità; malattie facilmente prevenibili con vaccinazioni”.
Secondo l’UNICEF si stima che, entro il 2030, 1 persona su 4 vivrà in comunità urbane povere, principalmente in Africa e in Asia, per questa ragione bisogna adattare gli investimenti sulle vaccinazioni e concentrarsi sui bisogni specifici di queste comunità e di questi bambini.

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