Utilizzo errato della cosa in custodia e ruolo dell’autoresponsabilità dell’utente nel risarcimento del danno (Tribunale di Torino, IV Sez., Sentenza n. 4654/2021 del 19/10/2021 RG n. 21936/2020) .

Utilizzo errato della cosa oggetto di custodia da parte del Comune : il fatto della stessa danneggiata possiede i caratteri dell’autonomia, eccezionalità, imprevedibilità ed inevitabilità che lo rendono idoneo da solo a produrre l’evento, escludendo i fattori causali concorrenti.

Utilizzo errato della cosa, pertanto, è quanto deciso dal Tribunale di Torino che ha rigettato la domanda dell’utente che percorrendo a piedi la via cittadina, giunta in prossimità dell’area di mercato, inciampava in una buca presente sul marciapiede non segnalata e scarsamente visibile.

Le immagini fotografiche prodotte dalla attrice non mostrano un marciapiede ingombro di foglie (o rami, o altro): in esse, al contrario, si evidenzia come solo una parte dell’area calpestabile fosse leggermente dissestata, in quanto caratterizzata dalla assenza del manto di asfalto, mentre tutto il resto del marciapiede era libero e piano. Oltretutto, la caduta avveniva in un’ora diurna con perfetta illuminazione naturale e dunque la danneggiata ben avrebbe potuto scorgere la presenza della buca. Ancora, le fotografie dimostrano che la buca in questione fosse in realtà di modeste – ed anzi quasi risibili – dimensioni, che attestano la presenza di un dislivello di pochi millimetri.

Osserva il Tribunale, che la regola fondamentale da tenere ben presente in casi del genere, in cui un danno è cagionato non già dal dinamismo intrinseco della cosa in custodia (vale a dire dal fatto che la cosa esploda, si corroda, produca emissioni pericolose, si disgreghi, cedendo improvvisamente sotto il peso del passante, etc.), determinante una situazione assolutamente palese e ben visibile da chiunque, ma dall’utilizzo errato della cosa in custodia da parte del soggetto danneggiato, è data dal principio di autoresponsabilità.

In forza del principio di autoresponsabilità “chi utilizza la strada, essendo dotato di occhi e di cervello, deve prestare attenzione a dove mette i piedi, immaginandosi che il marciapiede (…) non è una lastra di vetro, priva di asperità (ed anzi, se lo fosse, magari se ne invocherebbe la scivolosità…) e che avvallamenti del genere di quello in oggetto ben possono presentarsi al normale incedere dei passanti. Ciò che il pedone ha, invece, il sacrosanto diritto di esigere dall’Amministrazione Comunale è che le vie ed i marciapiedi non presentino insidie e trabocchetti, cioè punti non segnalati e non protetti, nei quali possono verificarsi cedimenti del tutto inaspettati e di una consistenza tale da compromettere la sicurezza dei passanti”.

La presenza della situazione “anomala” esclude la presenza di un’insidia o di un trabocchetto: caratteristiche, queste, che si definiscono proprio per il fatto che il pericolo è celato da uno stato di evidente (ma, in realtà solo apparente) normalità, laddove , invece, nel caso concreto, la pericolosità dello stato dei luoghi è inesistente.

In tema di responsabilità ex art. 2051 c.c., il caso fortuito è comprensivo della condotta incauta della stessa vittima, che assume rilievo ai fini del concorso di responsabilità ai sensi dell’art. 1227, comma 1, c.c., e deve essere graduata sulla base di un accertamento in ordine alla sua effettiva incidenza causale sull’evento dannoso, che può anche essere esclusiva.

A maggior ragione, dunque, devono applicarsi tali principi laddove il dislivello/buca presente sul manto stradale sia del tutto risibile e dunque ciò che rileva è l’utilizzo errato della cosa, id est, della strada, da parte dell’utente/danneggiato.

Il sinistro, quindi, è esclusivamente ascrivibile alla distrazione della attrice e pertanto al fatto colposo del danneggiato, idoneo ad escludere ogni forma di responsabilità ex art. 2051 c.c. e, a maggior ragione, ex art. 2043 c.c.

Nella specie, il Comune, ente proprietario e custode del marciapiede ha superato la presunzione di colpa ex art. 2051 c.c., in quanto la situazione che ha provocato il danno si è verificata non come conseguenza di un difetto di diligenza nella sorveglianza o manutenzione della strada o del marciapiede, ma in maniera improvvisa e per colpa esclusiva dello stesso danneggiato per utilizzo errato della res.

Il fatto della stessa parte danneggiata, nel caso in esame, possiede i caratteri dell’autonomia, eccezionalità, imprevedibilità ed inevitabilità che lo rendono idoneo da solo a produrre l’evento, escludendo i fattori causali concorrenti.

Le domande dell’attrice vengono integralmente rigettate.

La redazione giuridica

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