L’Ordine dei medici: servono misure urgenti e strutturali
Cinquantuno aggressioni negli ultimi cinque anni. Si aggiorna nuovamente in Sicilia il numero degli episodi violenti ai danni del personale ospedaliero; a riportare il dato è la Federazione Sindacati Indipendenti aderente alla Confederazione Unione Sindacati Autonomi Europei, il cui coordinatore nazionale, Calogero Coniglio, ricorda come siano trascorsi solo pochi giorni dall’invio alla Regione di un dossier di denuncia in cui il computo delle violenze era a quota 48. Nel frattempo quel dossier si è arricchito di tre nuovi episodi, l’ultimo dei quali domenica sera a Palermo, presso l’Ospedale Civico, dove il responsabile dell’unità di emergenza è stato preso a pugni da un paziente che era in attesa di essere visitato. L’aggressore ha colpito al volto il medico, rompendogli gli occhiali, e gli ha poi dato pugni alla schiena.
L’episodio ha determinato una dura presa di posizione anche da parte dell’Ordine dei medici della Provincia di Palermo. Il presidente, Toti Amato, ha annunciato in una nota che “d’ora in poi, a tutela della categoria, tutti gli Ordini dei medici siciliani si costituiranno parte civile nei processi che coinvolgono il personale medico e paramedico degli ospedali siciliani vittime di aggressioni verbali e fisiche”. L’obiettivo, oltre a conoscere l’identità degli aggressori, è quello di affermare in un’aula di tribunale la radice di disagio sociale degli episodi violenti che si moltiplicano nelle aree di emergenza come i Pronto soccorso e le guardie mediche e restituire fiducia verso tutti professionisti della sanità.
“E’ sotto gli occhi di tutti – spiega Amato – che le estenuanti liste d’attesa e il sovraffollamento nei triage sono due dei problemi più gravi del servizio sanitario pubblico. Il più delle volte, i pazienti con i loro familiari vi arrivano già esasperati per l’impossibilità di curarsi adeguatamente fuori dalle strutture pubbliche a causa del loro impoverimento. Una condizione che degenera in comportamenti violenti perché chiedono un ascolto immediato impossibile”. Secondo il presidente Omceo servono misure urgenti e strutturali che vadano oltre il controllo degli agenti della sicurezza o l’intervento della polizia in emergenza. “Una soluzione sicuramente efficace – conclude Amato – è realizzare un’alternativa ai triage, come l’apertura, diurna e notturna, di nuove strutture territoriali pubbliche a cui potere accedere telefonando al Cup, così come avviene per altre prestazioni, chiedendo un orario serale o anche festivo. In questo modo, si accorcerebbero di gran lunga le liste d’attesa e si ridurrebbe il sovraffollamento, restituendo serenità al lavoro dei medici e paramedici, ma anche al dialogo, ormai distorto, con i pazienti”.
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