A Napoli, Roma e Bari, denunciati nuovi episodi di violenza nelle strutture sanitarie contro il personale medico

Quello appena concluso è stato un nuovo fine settimana di violenza nelle strutture sanitarie del nostro Paese.

A Napoli una dottoressa del 118 è stata aggredita e presa a schiaffi, pugni e sputi da parenti e amici di una coppia caduta dal motorino. All’Ospedale Sant’Andrea di Roma, il padre di un ricoverato si è scagliato contro un medico minacciandolo di morte e stringendogli le mani al collo. A Palese, in provincia di Bari, un intero equipaggio del 118 è stato tenuto sotto scacco da un paziente armato di katana; i sanitari sono riusciti a sfuggire per miracolo alla sua furia.

Con riferimento all’episodio verificatosi nel capoluogo partenopeo si è espresso il presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli, che  ha voluto sottolineare il comportamento encomiabile del camice bianco aggredito. “Non si è lasciata intimidire dalle pressioni e minacce dei parenti che volevano dirottare i traumatizzati in un altro ospedale, più lontano”. Inoltre, “solo il tempestivo intervento ha permesso di salvare la donna dall’emorragia all’arteria collaterale della femorale, salvandole la vita”. Infine, “ha rifiutato di far refertare l’aggressione per ottenere l’esonero dal servizio, volendo a tutti i costi portare a termine il turno”. Così facendo il medico ha salvato un’altra vita, quella di un giovane infartuato.

Per il vertice FNOMCeO è improcrastinabile un cambio di passo, che restituisca a tutti, medici e pazienti, strutture e organizzazioni in grado di rispondere alle richieste di salute.

Così come è improcrastinabile una rivoluzione dell’opinione pubblica che rimetta al centro l’alleanza terapeutica.

“Sono i medici, gli operatori sanitari che ormai stanno reggendo il sistema – rimarca Anelli – soli contro carenze organizzative e istituzionali. Lo fanno a costo di gravi sacrifici personali: turni oltre ogni limite, reperibilità praticamente non pagata, pensioni sempre più lontane, quasi un miraggio. Molti si arrendono, lasciando anzitempo l’ospedale, le postazioni di guardia medica, gli studi da medico di medicina generale in luoghi più disagiati. Molti resistono, per senso del dovere, per dedizione verso i pazienti. Ma non possono, non possiamo farlo da soli”.

Il Presidente della Federazione evidenzia come siano stati lanciati appelli alle Istituzioni,  ma la strada sembri lunga e tortuosa. Di qui un appello ai cittadini: “Noi medici siamo dalla vostra parte, malgrado le carenze, malgrado i tagli, persino malgrado voi stessi, quando ci aggredite per una prestazione negata, o solo per rabbia contro una medicina che non è, non può essere infallibile oltre i limiti naturali della malattia e della vita stessa. Abbiamo bisogno – conclude – che anche voi torniate ad essere dalla nostra: non c’è relazione senza rispetto, neppure quella relazione di cura che ha come unico obiettivo la vostra salute, la vostra vita”.

 

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