Il provvedimento è stato disposto a conclusione degli accertamenti medico legali sul decesso di una ragazza di diciassette anni. Il personale sanitario non si sarebbe accorto di una trombo embolia che ha stroncato la giovane vittima
Arresto cardio respiratorio per disfunzione multi organo conseguente a trombo embolia polmonare in soggetto sottoposto a trattamento estro-progestinico. E’ questo il risultato degli accertamenti medico legali disposti dalla Procura di Termini Imerese per determinare le cause della morte di una diciassettenne siciliana, deceduta lo scorso marzo presso il locale Ospedale.
La ragazza si era sentita male al rientro dalla gita di pasquetta e con il protrarsi di forti dolori allo stomaco era stata accompagnata in Pronto Soccorso dove, nel giro di ventiquattro ore la situazione sarebbe precipitata fino al decesso. Una morte che, in base alle conclusioni del medico legale incaricato dalla Procura, forse si sarebbe potuta evitare.
A oltre otto mesi di distanza dalla tragedia, pertanto, sono stati iscritti nel registro degli indagati dieci medici del nosocomio che, a vario titolo, ebbero in cura la paziente. Secondo il consulente del Tribunale, infatti, vi fu un inadeguato inquadramento diagnostico del caso che ne avrebbe compromesso l’esito. “In particolare – si legge nel lavoro dell’esperto incaricato – una corretta e completa valutazione elettrocardiografica, che venne a mancare, avrebbe potuto indicare un iter diagnostico diverso da quello adottato”. Ciò avrebbe consentito di rilevare la trombo embolia o quantomeno di porne un elevato sospetto, in modo da procedere alla somministrazione di un’adeguata terapia, con elevate e concrete possibilità di esito positivo.
In altri termini, la ragazza si sarebbe potuta salvare se i medici , compiendo i dovuti accertamenti, non avessero sbagliato la diagnosi procedendo con un intervento chirurgico all’addome e si fossero accorti della trombo embolia, adottando la dovuta terapia. Per il Pubblico ministero, dunque, ora andranno chiarite le responsabilità di ogni medico indagato che intervenne sulla paziente per valutare, in base alla documentazione redatta dal perito, se vi siano gli estremi per un rinvio a giudizio.
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