La denuncia sullo stato delle ambulanze in Campania dell’associazione Federconsumatori. Ce ne parla l’avv. Carlo Spirito, responsabile dello Sportello Sanità
Oltre al numero insufficiente di ambulanze in Campania si assiste alla progressiva demedicalizzazione del servizio del 118. A lanciare l’allarme è Federconsumatori Campania, che da qualche anno denuncia le condizioni sempre peggiori del servizio regionale.
Così, mentre oggi nel Lazio il servizio di telemedicina viene esteso a tutta la regione, in Campania si registra una situazione di allarmante disservizio. “Siamo diventati il fanalino di coda dell’intera nazione per i livelli essenziali di assistenza, insieme alla Calabria”, commenta amaramente l’avvocato Carlo Spirito, responsabile dello Sportello sanità di Federconsumatori Campania.
Avv. Spirito, Federconsumatori denuncia una crescente e preoccupante demedicalizzazione delle ambulanze in Campania. In cosa consiste?
Stiamo assistendo alla progressiva demedicalizzazione delle ambulanze in Campania, in quanto sempre più mezzi sono sprovvisti di medici a bordo e sono dotati soltanto di infermieri, con tutte le immaginabili conseguenze di questa situazione.
Da cosa dipende questa demedicalizzazione del servizio del 118?
Alla base ci sono diversi interessi: interessi personali dei medici d’urgenza, interessi economici della Regione e interessi privati delle aziende che partecipano alle gare d’appalto.
Nel primo caso, dipende dal fatto che i medici del 118 lavorano con gli stessi contratti di medicina generale ma con un correttivo per quelli dell’urgenza. Trattandosi di un lavoro molto usurante, molti dei medici che finiscono sulle ambulanze vogliono poi confluire nel ponto soccorso, quindi scendere dall’ambulanza per un posto più comodo in ufficio. Ovviamente non si parla di tutti i medici ma di una parte di essi.
Per gli interessi economici della Regione, invece, è evidente che mandare sulle ambulanze infermieri anziché medici costituisce un bel risparmio, soprattutto considerando che siamo una regione in rientro dal debito.
E poi c’è il terzo interesse, quello dei privati, che è più complesso.
Sì, quella dei privati è la situazione più complessa. La legge nazionale, infatti, prevede che i privati possano partecipare solo con associazioni private in convenzione con le Asl, invece da un po’ di tempo partecipano a vere e proprie gare d’appalto con l’assegnazione di molte ambulanze, grazie ad una delibera del 2004 che viola le linee guida nazionali. E qui nasce un altro enorme problema, in quanto i privati possono fornire solo ambulanze di tipo B, ossia medicalizzate, e non quelle A, con tutti i requisiti di legge. Quindi grazie a questa delibera sono aumentate in maniera esponenziale le ambulanze medicalizzate di tipo B, e se associamo questo fatto alla mancanza di medici a bordo la situazione è ancora più grave.
Quali sono le differenze tra un’ambulanza di tipo A e di tipo B?
Un esempio su tutti: l’ambulanza di tipo B non ha il defibrillatore manuale ma soltanto automatico, che al confronto col manuale è un giocattolino, non si può regolare la scarica e non se ne possono stabilire i tempi di attività da intervallare col massaggio cardiaco, cosa fondamentale per il suo utilizzo.
Avv. Spirito, Federconsumatori denuncia anche il ridotto numero di ambulanze e le conseguenti lunghe attese del loro arrivo.
Sì, secondo il piano straordinario approvato dovrebbero esserci 1 ambulanza ogni 60mila abitanti, ma in realtà quando va bene ce ne sono 1 ogni 80mila-150mila abitanti, in alcune zone si arriva a 1 ogni 350mila abitanti. Le stime delle tempistiche di arrivo non sono però note, in quanto non vengono comunicate scorporate ma soltanto una media di tutti gli interventi. Le tempistiche risultano comunque maggiori degli 8 minuti per il soccorso urbano e dei 20 per l’extra urbano, ma non se ne può cogliere l’effettiva gravità.
Alla luce di questi fatti, cosa consiglia ai pazienti che abbiano bisogno di un’ambulanza in Campania?
Innanzi tutto, di essere molto precisi nel segnalare la problematica all’operatore telefonico, chiedere se c’è un medico a bordo e le tempistiche di arrivo dell’ambulanza. Se si percepisce una condizione di assoluta gravità e urgenza e se le risposte non garantiscono l’arrivo immediato di un’ambulanza con medico a bordo valutare di andare al primo pronto soccorso più vicino in macchina.
Ersilia Crisci





Il problema non è che nel settore 118 non ci sono medici ma proprio il contrario. Attualmente il servizio di emergenza gestito da onlus impiega infermieri come volontari e soccorritori. La domanda da porsi può esistere un set 118 senza infermieri dipendenti almeno sulla carta o siamo l unica realtà italiana che utilizza solo ed esclusivamente volontari?