Cassa Forense, migliaia di adesioni per la petizione che chiede la riduzione dei costi

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Ma il Presidente Luciano replica: nostro sistema è solidaristico, stipendi amministratori fermi dal 2000

Poche settimane fa gli avvocati del foro di Catania hanno lanciato una petizione per la riduzione drastica e immediata dei costi della Cassa previdenziale forense. Il testo contiene la richiesta di revisione dei meccanismi che tutelano a livello previdenziale il settore legale. L’iscrizione alla cassa previdenziale è obbligatoria per tutti, anche per chi ha appena superato l’esame di abilitazione e i costi sono pari a circa 3800 euro annui a fronte, si legge nel documento, del raggiungimento dopo 35 anni di contributi di una pensione di poco inferiore ai 400 euro. Tale sistema rappresenterebbe un forte limite all’accesso alla professione per i giovani avvocati, i quali per i primi anni mantengono comunque un regime agevolato.
L’iniziativa nel giro di pochi giorni si è estesa a tutti i fori italiani oltrepassando le 20mila adesioni ma negli scorsi giorni il presidente della Cassa Forense, Nunzio Luciano, in un’intervista rilasciata alla testata del Consiglio Nazionale Forense, il Dubbio,  ha voluto sminuire la portata della protesta: “Non metto in discussione la buonafede di questi colleghi, spesso giovani e alle prese con difficoltà oggettive – ha dichiarato Luciano – ma devono conoscere meglio l’attività che svolge la Cassa”.
Il Presidente ha sottolineato che quello della Cassa è un sistema solidaristico che va difeso. Il contributo soggettivo minimo è pari a 2800 euro, a cui si aggiunge il contributo integrativo pagato dai clienti, che costa molto di più agli avvocati con un reddito più elevato. Luciano ha inoltre precisato che la pensione minima sarà di 11.200 euro annui, ovvero molto più di quanto si versa. Facendo una semplificazione, secondo il vertice della Cassa,  chi paga sempre il minimo dà 85 e otterrà 100, chi invece ha redditi alti paga 113 per ottenere 100. “Una parte dell’assegno, per chi guadagna meno, è coperta dai colleghi con un’attività maggiore”.
Tra le contestazioni degli avvocati ci sono, tra l’altro, proprio gli stipendi del presidente e del vice presidente. Al riguardo Luciano ha precisato che indennità e gettoni di presenza per gli amministratori e delegati erano fermi dal 2000 e da quella data non sono stati introdotti aumenti ma solamente l’adeguamento Istat, rimarcando come negli enti pubblici e nelle altre casse gli amministratori continuino a percepire emolumenti di gran lunga superiori.
Ma gli avvocati promotori della petizione non ci stanno e in riferimento alle affermazioni del presidente parlano di “condotta offensiva” e “dichiarazioni autocelebrative” che non forniscono risposte alle migliaia di avvocati firmatari. “Premesso che ogni avvocato merita un assoluto rispetto, dal praticante di uno studio di provincia, al principe del foro – ha puntualizzato sul sito lurlo.info il primo firmatario della petizione, Goffredo D’Antona – se il Presidente della Cassa si fosse impegnato un attimo a rispondere a chi gli paga quasi 100 mila euro l’anno avrebbe verificato che gli aderenti non sono solo giovani avvocati con problemi, ma anche avvocati di una certa età e d’esperienza che non hanno particolari difficoltà ma che reputano comunque indecorosi quei compensi”.
 

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