Vittima un’infermiera di 46 anni che nel 2015 si era sottoposta a un intervento di blefaroplastica
Sarebbe stato un dosaggio troppo elevato del farmaco anestetico la causa del decesso di una donna lodigiana, morta a maggio del 2015 in una clinica privata milanese dove si era sottoposta a una blefaroplastica. Lo ha stabilito il Tribunale di Milano, che ha condannato in primo grado, con rito abbreviato due chirurghi estetici e un anestesista.
Per la paziente, un’infermiera di 46 anni, l’intervento correttivo alle palpebre era un regalo di compleanno. Secondo l’inchiesta la somministrazione di un dose troppo alta del sedativo le avrebbe provocato una lenta bradicardia, fino all’arresto cardiaco fatale. Quando si resero conto che le funzioni vitali della paziente stavano rallentando, i medici la fecero trasferire d’urgenza all’Ospedale Fatebenefratelli, ma la donna non riprese più conoscenza e morì dopo sei giorni.
Immediatamente dopo il decesso la Procura aveva aperto un’inchiesta incentrata sull’operato dell’equipe medica e sulla clinica privata, che era stata affittata per l’operazione. Quest’ultima si era subito dichiarata estranea ai fatti ed effettivamente le accuse erano state successivamente archiviate su richiesta del Giudice per le indagini preliminari.
I medici erano invece finiti a giudizio per omicidio colposo. Nel corso del procedimento i due chirurghi si erano difesi attribuendo tutta la responsabilità al collega anestesista; questi, a sua volta, aveva sostenuto che, visto il tempo trascorso tra l’operazione e il decesso, non era possibile stabilire il quantitativo di anestetico utilizzato, ma a incastrarlo sarebbero stati i sei boli del medicinale trovati nel cestino della camera operatoria. Nei suoi confronti, peraltro, pendeva anche il capo d’imputazione di peculato. Il farmaco anestetico utilizzato, infatti. è riservato all’uso ospedaliero, e per procurarselo l’anestesista lo avrebbe sottratto all’ospedale pubblico dove abitualmente lavora.
In attesa del processo, l’anestesista e uno dei chirurghi avevano trovato un accordo con la parte civile e versato un risarcimento. In virtù di tale intesa il Giudice per l’udienza preliminare ha condannato a 3 anni e 7 mesi il primo e un anno e sette mesi senza versamento della provvisionale il secondo. L’altro chirurgo, invece, è stato condannato a 2 anni e 8 mesi, con provvisionale da versare alla famiglia della vittima; questa ora aspetta le motivazioni della sentenza per avviare il procedimento civile.
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