Eseguita l’autopsia sul corpo del neonato morto a Lecce il 18 marzo. L’esame dovrà fare chiarezza su eventuali responsabilità mediche
Potrebbe essere stata un’infezione da streptococco la causa del decesso del neonato morto a Lecce il 18 marzo scorso, appena due mesi dopo la nascita. E’ quanto sarebbe emerso dall’autopsia svolta sabato scorso, i cui risultati, tuttavia, sono attesi entro 60 giorni. Tale ipotesi era già stata avanzata all’aggravarsi delle condizioni della piccola vittima.
Ora spetterà al medico legale, affiancato nella consulenza da un ginecologo nominato dal pubblico ministero, stabilire se siano ravvisabili delle responsabilità mediche per il decesso. I periti, in particolare, dovranno verificare l’esistenza di eventuali negligenze da parte dei sanitari che hanno avuto in cura la madre ed il neonato.
Secondo quanto riportato dalla stampa locale sarebbe da escludere, al momento, che mamma e figlio possano avere contratto lo streptococco in Ospedale. In ogni caso le indagini mirano a chiarire se l’infezione sia stata scoperta e curata con tempestività con un’adeguata terapia.
L’inchiesta, aperta in seguito alla denuncia presentata dal padre subito dopo la nascita, ha visto cambiare la rubricazione del fascicolo: da lesioni colpose a omicidio colposo.
Inizialmente erano stati spiccati avvisi di garanzia nei confronti di sei medici. Ora il numero dei camici bianchi indagati sarebbe salito a 15. Si tratta di professionisti dei reparti di ginecologia e pediatria dell’Ospedale “San Giuseppe da Copertino”, dove il bimbo è nato. E’ qui che, poche ore dopo il parto mamma e figlio hanno cominciato ad accusare febbre alta; il giorno successivo il neonato era stato trasferito d’urgenza presso il reparto Utin (Terapia intensiva neonatale) del “Vito Fazzi” di Lecce, dove è poi deceduto.
Per quanto riguarda il nosocomio del capoluogo salentino e i suoi medici, in questa prima fase di indagini non sarebbero emerse responsabilità e nessuno risulta indagato.
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