Il camice bianco è accusato di omicidio colposo in relazione al decesso di una donna di 47 anni, morta per una complicanza dopo l’anestesia per un intervento di liposcultura
Sarebbe morta per una complicanza dopo l’anestesia effettuata prima di una liposcultura. Questa l’ipotesi del Pubblico ministero titolare del fascicolo sul decesso di una donna di 47 anni, originaria di Sorrento, scomparsa il 4 febbraio del 2020, sei giorni dopo dopo essersi recata in una clinica estetica di Roma per correggere una piccola imperfezione lasciata da un precedente intervento di liposuzione, eseguito sempre nella Capitale.
L’operazione era stata programmata un mese prima. In base a quanto ricostruito dagli inquirenti, i medici, nel corso della procedura, avrebbero dovuto interrompere l’intervento per procedere alle manovre di rianimazione. La donna sarebbe quindi stata trasferita a bordo di un’ambulanza presso una struttura ospedaliera dotata del reparto di Terapia intensiva, dove poi sarebbe deceduta.
La tragedia aveva visto l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura che, a un anno di distanza dal fatto, ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo di un medico anestesista presente in sala operatoria. Il professionista, in particolare, non avrebbe aver rilevato nella donna “i segni di ripetuti episodi di brachicardia, emergenti dai tracciati e scatenati dall’effetto farmacologico”.
Le manovre di rianimazione – secondo l’ipotesi accusatoria – sarebbero quindi state tardive, così come il trasferimento della paziente in pronto soccorso, risultato inutile. Spetterà ora la Giudice per le indagini preliminare decidere se le argomentazioni proposte dalla Procura meritino un approfondimento dibattimentale e se, dunque, il camice bianco indagato, dovrà affrontare il processo.
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