La decisione presa dall’Assemblea degli Stati Generali dell’Odontoiatria a fronte dell’esclusione della Professione dalla recente intesa Stato-Regioni sui requisiti minimi per l’autorizzazione all’apertura degli studi
L’Assemblea degli Stati Generali dell’Odontoiatria, massimo organo esponenziale di tutte le componenti della professione, ha deliberato l’uscita della Commissione Albo Odontoiatri della Fnomceo e di tutte le Componenti della Professione afferenti agli Stati Generali stessi dal Tavolo Tecnico ministeriale in materia. Alla base della decisione la mancata condivisione con la Professione del Documento sui “Requisiti minimi di qualità e sicurezza richiesti per l’autorizzazione all’apertura e all’esercizio delle strutture sanitarie deputate all’erogazione di prestazioni odontostomatologiche”, oggetto dell’intesa, siglata il 9 giugno, tra il Governo, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano.
La decisione era già stata annunciata dall’Assemblea mediante una lettera aperta al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in cui gli Stati generali dichiaravano di non accettare più “la logica dell’istituzione di tavoli tecnico-consultivi che non hanno alcuna reale funzione” chiedendo “l’instaurarsi di un rapporto diretto con il ministro, per dare seguito a un effettivo confronto di idee”; ieri la delibera, comunicata dal presidente della Cao nazionale Giuseppe Renzo. “Il testo licenziato dalla Conferenza Stato-Regioni tradisce in buona parte le aspettative e le risultanze derivanti dal lavoro svolto per più di un triennio dal Tavolo Tecnico pur con riunioni un po’ ‘a singhiozzo’, intervallate da periodi di incomprensibile assenza- ha spiegato Renzo – Come organo ausiliario dello Stato, chiamato a fornire il proprio contributo, non possiamo non rilevarne le criticità, peraltro già fatte presenti, in linea generale, al Ministro Lorenzin”. Criticità che per la Cao rischiano di paralizzare l’assistenza odontoiatrica nel nostro paese.
Tra i rilievi mossi dalla Cao vi sarebbe, in primis, l’eccessiva burocrazia, per cui addirittura si ritornerebbe al concetto farraginoso di “autorizzazione”, già ampiamente superato dalla normativa e dalla giurisprudenza. Nel testo proposto dalla Commissione ministeriale veniva chiaramente stabilito che la presentazione della documentazione, ove rispettati i requisiti richiesti, era già di per sé idonea all’apertura della struttura, salvo difforme provvedimento regionale. “Lo stesso titolo, che fa riferimento ai ‘requisiti minimi di qualità e sicurezza’, anziché ai requisiti strutturali, tecnologici ed organizzativi’ – spiega Renzo – indica che si intende prevedere un’autorizzazione all’esercizio professionale, dimenticando che i requisiti della laurea, dell’abilitazione e dell’iscrizione all’Albo sono in sé necessari e sufficienti a garantire, secondo la legge, la qualità del professionista e la sua legittimazione all’esercizio professionale”.
Altra contestazione riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche che con un’immediata e retroattiva applicazione comporterebbe la chiusura di molti studi odontoiatrici, in particolare quelli dei centri storici delle città. “I requisiti strutturali – spiega sempre Renzo – dovrebbero valere soltanto per le nuove strutture e non essere applicati retroattivamente, con il rischio di paralizzare l’assistenza odontoiatrica nel nostro paese. Vogliamo anche sottolineare – precisa il Presidente Cao – che, pur essendo prevista la distinzione tra studi monoprofessionali e strutture sanitarie complesse, tale distinzione non comporta, in sostanza, differenze nei requisiti richiesti per l’apertura, a tutto svantaggio dell’esercizio libero professionale e a favore, invece, dell’ingresso del capitale”.




