Con una recente e articolata ordinanza (depositata il 30 aprile 2026, R.G.N. 24726/2023), la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi sui delicati confini tra valutazione delle prove, accertamento del nesso causale e vizio di motivazione nei giudizi per responsabilità professionale sanitaria.
Accogliendo il ricorso dei familiari di un paziente deceduto a causa della diagnosi tardiva di un melanoma, gli Ermellini hanno cassato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Napoli, rea di aver fondato il rigetto della domanda risarcitoria su una “motivazione meramente apparente”, inficiata da congetture e da un’errata applicazione dei criteri probabilistici (Corte di Cassazione, III civile, ordinanza 30 aprile 2026, n. 11869).
Il caso: un iter clinico fatale tra omissioni e ritardi
La tragica vicenda processuale e umana ha origine nel luglio 1999, quando il paziente si sottoponeva alla rimozione di una sospetta lesione cutanea dorsale tramite crioterapia, senza che il dermatologo disponesse un esame istologico. Nel successivo anno di servizio militare di leva, nonostante le continue…





