Abuso di mezzi di correzione è il capo di condanna inflitto alla maestra per i comportamenti violenti nei confronti degli alunni.

Abuso di mezzi di correzione: urla in classe e obbliga i bambini con la testa schiacciata sul banco (Cass. pen., sez. VI, dep. 25 luglio 2022, n. 29661).

La Corte di appello di Campobasso ha confermato la sentenza del Tribunale di Larino con la quale la maestra veniva condannata alla pena di mesi quattro di reclusione, nonché al risarcimento del danno in favore delle parti civili, per il reato di cui all’art. 571 c.p., così riqualificata l’originaria imputazione ai sensi dell’art. 572 c.p.

La donna impugna in Cassazione deducendo che la condotta ascritta alla condotta contestata si basava su un giudizio di verosimiglianza, incompatibile con le dichiarazioni di diverso tenore rese dai testi.

Censura, inoltre, travisamento della prova e Con e inutilizzabilità patologica delle intercettazioni audiovisive di cui è stata omessa la trascrizione integrale e che, pur essendo stati acquisiti agli atti alcuni “stralci”, non si è provveduto ad assumere la testimonianza di tutti gli operatori di polizia giudiziaria che hanno proceduto alla loro trascrizione.

Il ricorso è inammissibile in quanto fondato su motivi, in parte di carattere confutativo e, comunque, manifestamente infondati.

Secondo costante giurisprudenza, il contenuto delle conversazioni intercettate può essere provato anche mediante deposizione testimoniale, non essendo necessaria la trascrizione delle registrazioni nelle forme della perizia, atteso che la prova è costituita dalla bobina o dalla cassetta. Inoltre, la mancata trascrizione non è espressamente prevista nè come causa di nullità, nè è riconducibile alle ipotesi di nullità di ordine generale tipizzate dall’art. 178 c.p.p.

Nel merito, gli altri motivi di ricorso sono inammissibili in quanto di carattere confutativo e volti a sollecitare una diversa lettura degli elementi probatori posti a fondamento della decisione impugnata, estranea al perimetro del giudizio di legittimità.

Ribadiscono gli Ermellini che “Il reato di abuso di mezzi di correzione, o di disciplina, non ha natura di reato necessariamente abituale, sicché può essere integrato anche da un unico atto espressivo dell’abuso, ovvero da una serie di comportamenti lesivi dell’incolumità fisica e della serenità psichica del minore, che, mantenuti per un periodo di tempo apprezzabile e complessivamente considerati, realizzano l’evento, quale che sia l’intenzione correttiva o disciplinare del soggetto attivo”.

L’abuso di mezzi di correzione può, secondo costante giurisprudenza, consistere in qualsiasi comportamento dell’insegnante che umili, svaluti, denigri o violenti psicologicamente un alunno causandogli pericoli per la salute, atteso che, in ambito scolastico, il potere educativo o disciplinare deve sempre essere esercitato con mezzi consentiti e proporzionati alla gravità del comportamento deviante del minore, senza superare i limiti previsti dall’ordinamento o consistere in trattamenti afflittivi dell’altrui personalità.

Detto in altri termini, il reato di abuso di mezzi di correzione presuppone, dunque, l’uso non appropriato di metodi o comportamenti correttivi, in via ordinaria consentiti, da cui consegua l’insorgenza di un pericolo di una malattia nel corpo o nella mente, con esclusione, dunque, dell’uso della violenza, quand’anche esercitata per fini correttivi o educativi.

Ergo, le censure della donna sono il frutto di una lettura parcellizzata di una sola deposizione testimoniale e sono prive di un adeguato confronto critico con l’analisi globale delle risultanze istruttorie.

Il ricorso viene dichiarato integralmente inammissibile con condanna alle spese.

Avv. Emanuela Foligno

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