La Corte di appello di Venezia aveva pronunciato la separazione con addebito al marito in ragione del suo “unilaterale” abbandono del domicilio coniugale, accompagnato dall’interruzione della erogazione dei contributi economici per la famiglia

In ragione dell’addebito, l’uomo veniva condannato al versamento di un assegno di mantenimento in favore della moglie di euro 400,00 mensili e di 800,00 euro per le due figlie, oltre la partecipazione al 50% delle spese straordinarie per queste ultime.

L’uomo, perciò, decideva di ricorrere ai giudici della Cassazione.

Tra gli altri motivi, lamentava l’errata valutazione del nesso di causalità tra l’abbandono del tetto coniugale e l’irreversibile crisi coniugale che, a suo a dir,e sarebbe stata effetto, e non già causa, della preesistente intollerabilità della vita coniugale.

Ma l’assunto difensivo non ha convinto i giudici della Cassazione i quali, hanno confermato la decisione pronunciata in appello.

L’abbandono del tetto coniugale

L’abbandono del tetto coniugale, domicilio della coppia, contravviene a uno dei doveri derivanti dal matrimonio indicati nell’art. 413 c.c. (il dovere di coabitazione).

Attualmente esso non è più configurato come reato ma può comportare, in taluni casi, l’addebito della separazione. Ad esempio, qualora, l’abbandono da parte di uno dei due coniugi sia privo di giustificazioni.

Ma perché ciò accada non è sufficiente asserire il mero fatto dell’abbandono; occorre che il giudice valuti, alla stregua delle circostanze del caso concreto, la presenza di un nesso causale con il fatto che esso abbia determinato la crisi della coppia e, dunque, la sopraggiunta intollerabilità a proseguire la convivenza.

Se al contrario la parte interessata riesce a dimostrare in giudizio che il suo abbandono sia stato non la causa ma la conseguenza di una crisi coniugale già in atto o di un comportamento intollerabile dell’altro partner, vengono meno i presupposti per ottenere o subire l’addebito della separazione.

Vale la pena ricordare che è sempre su istanza di parte che il giudice può pronunciarsi in materia di addebito e che tale richiesta è possibile solo in caso di separazione giudiziale, non anche in quella consensuale.

La redazione giuridica

 

Leggi anche:

CONIUGE VIOLENTO: GLI E’ SEMPRE ADDEBITABILE LA CAUSA DELLA SEPARAZIONE

- Annuncio pubblicitario -

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui