All’affidamento condiviso può derogarsi solo ove esso risulti contrario all’interesse del minore, come nel caso in cui vi sia una condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa da parte di uno dei due genitori

La vicenda

Pronunciata la separazione personale tra i coniugi, il Tribunale di Cosenza aveva disposto l’affidamento condiviso della figlia con collocamento presso la madre, regolamentando la possibilità di visita del padre.

La decisione è stata riformata in sede di divorzio. Il Tribunale di Cosenza (sentenza n. 516/2020) ha ricordato che “rispetto alla regola dell’affidamento condiviso, prevista dall’art. 337-ter introdotto dal d.leg.vo 154/2013 (ex art.155, terzo comma, c.c.), come regola, costituisce eccezione la soluzione dell’affidamento esclusivo. All’affidamento condiviso può infatti derogarsi solo ove esso risulti “contrario all’interesse del minore” ai sensi dell’art. 337-quater (già 155 bis, primo comma, c.c.). Non essendo state tipizzate le circostanze ostative all’affidamento condiviso, la loro individuazione è rimessa alla decisione del Giudice, da adottarsi con “provvedimento motivato” (art.337-quater come introdotto dal d.leg.vo 154/2013, già art. 155 bis, primo comma, c.c.). A tale proposito la giurisprudenza di legittimità ha affermato più volte che la deroga alla regola dell’affidamento condiviso può operare quando risulti, nei confronti di uno dei genitori, una sua condizione di manifesta carenza o inidoneità educativa o comunque tale appunto da rendere quell’affidamento in concreto pregiudizievole per il minore (cfr. Cass. nn. 1777 e 5108/20012, 24526/2010, 16593/2008).

L’affidamento esclusivo alla madre

Ebbene, nel caso in esame, a giustificare l’affidamento esclusivo della minore alla madre era stata la carenza e l’inidoneità genitoriale del padre, che si era sistematicamente sottratto agli obblighi di cura e di sostegno materiale e morale verso la figlia, attuata attraverso il mancato rispetto dell’obbligo di mantenimento.

Difatti, il ricorrente pur rappresentando di essersi trasferito in Germania per trovare una occupazione che gli consentisse di far fronte al mantenimento della minore, in concreto non solo non aveva fornito alla madre i mezzi economici per la sua crescita (a parte lo sporadico versamento di € 100,00 per pochi mesi), ma dalle risultanze processuali non erano emersi neppure elementi per ritenere provato un sostegno morale. Significativo, in tal senso, era stato il fatto che dopo l’udienza presidenziale l’uomo non avesse neppure adito i Servizi Sociali al fine di programmare degli incontri con la minore, ottemperando, sotto questo profilo, alle disposizioni assunte in via d’urgenza, volte appunto a consentire un graduale riavvicinamento e a ristabilire un naturale rapporto con la figlia che, a causa della lontananza, era stato compromesso.

La decisione

La lontananza, unitamente all’omesso sostegno economico sono stati considerati, dunque, quale prova decisiva della carenza educativa del padre, “in quanto l’affido condiviso presuppone la costante collaborazione tra genitori nel percorso di crescita, educativo e formativo del minore, che, nella specie, era risultato del tutto carente”.

Avv. Sabrina Caporale

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