Respinto il ricorso di un automobilista che chiedeva il ristoro dei danni subiti a causa della caduta di un albero sulla propria vettura mentre percorreva un tratto di strada

Aveva convenuto i giudizio l’Anas al fine di richiedere il risarcimento dei danni subiti a causa della caduta di un albero di alto fusto, situato sulla sinistra rispetto alla corsia di marcia percorsa, che si era abbattuto violentemente sul cofano della sua vettura.

In primo grado il Giudice di pace aveva respinto la pretesa, rilevando che il terreno ove insisteva l’albero abbattutosi sull’automobile in transito fosse di proprietà di un terzo, non evocato in giudizio. Pertanto Anas, che pure gestiva quel tratto di strada, non era titolare del terreno ove era piantumato l’albero in oggetto.

Anche il Tribunale, pronunciandosi in sede di appello, aveva rigettato la domanda dell’attore evidenziando come il danneggiato avesse agito nei confronti di Anas quale titolare della gestione del demanio stradale ai sensi dell’articolo 2051 c.c. e che il primo giudice avesse escluso il rapporto di custodia con un accertamento non contestato in sede di gravame.

Infatti, l’automobilista aveva allegato la responsabilità aquiliana della convenuta sotto un diverso profilo, deducendo l’omessa vigilanza da parte dell’ente proprietario della strada sulle situazioni di pericolo causate dall’inerzia dei proprietari dei fondi che fiancheggiano la strada.

Rispetto a tale nuova prospettazione l’appellante non avrebbe allegato i fatti costitutivi della responsabilità extracontrattuale ai sensi dell’articolo 2043 c.c., sotto il profilo dell’elemento oggettivo e di quello soggettivo.

Nel ricorrere per cassazione l’uomo lamentava la violazione delle disposizioni normative che impongono ai proprietari dei fondi privati confinanti con le strade pubbliche di evitare situazioni di pericolo per queste ultime, evidenziando come spetti ad Anas, nel caso di omissione da parte dei privati, sostituirsi al proprietario inerte.

Il Tribunale, a detta del ricorrente, avrebbe mancato di applicare l’articolo 2043 c.c., nonostante la domanda fosse stata proposta, in via subordinata, anche su tale disposizione. L’inerzia del proprietario nella realizzazione degli interventi idonei a rendere sicuro il terreno adiacente la strada non avrebbe infatti escluso la responsabilità del gestore della strada.

La Suprema Corte, che si è pronunciata sul caso con l’ordinanza n. 16021/2020, ha ritenuto la doglianza inammissibile in quanto non si confrontava con la decisione impugnata che aveva evidenziato la mancanza della prova dell’elemento soggettivo, prodromico al “rendere sicura” la strada, menzionato dal ricorrente e cioè la pericolosità degli alberi presenti sul fondo.

 La redazione giuridica

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