Per il Tribunale di Milano l’alienazione genitoriale non integra una nozione di patologia clinicamente accertabile ma un insieme di comportamenti posti in essere per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale
L’alienazione parentale non è una patologia, bensì un comportamento illecito. Lo ha chiarito il Tribunale di Milano con il decreto del 9-11 marzo 2017 specificando che tale condotta può anche giustificare la condanna del genitore alienante ai sensi dell’articolo 96, comma 3, del codice di procedura civile.
Il caso esaminato dai giudici meneghini è quello di una donna che aveva citato in giudizio l’ex compagno, ai sensi dell’articolo 709-bis del codice di procedura civile per questioni relative ai figli, ma era risultata poi autrice di comportamenti alienanti.
Per il Tribunale di Milano “il termine alienazione genitoriale – se non altro per la prevalente e più accreditata dottrina scientifica e per la migliore giurisprudenza – non integra una nozione di patologia clinicamente accertabile, bensì un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore collocatario per emarginare e neutralizzare l’altra figura genitoriale; condotte che non abbisognano dell’elemento psicologico del dolo essendo sufficiente la colpa o la radice anche patologica delle condotte medesime”.
Gli atteggiamenti tenuti dalla madre, peraltro, sono stati di una gravità tale da costringere il Tribunale a disporre l’affidamento del minore al Comune, in base a quanto previsto dall’articolo n. 333 del codice civile che disciplina la “condotta del genitore pregiudizievole ai figli”.
In base a tale norma quando la condotta di uno o di entrambi i genitori non è tale da dare luogo alla pronuncia di decadenza prevista dall’articolo 330, ma appare comunque pregiudizievole al figlio, il giudice, secondo le circostanze, può adottare i provvedimenti convenienti e può anche disporre l’allontanamento di lui dalla residenza familiare ovvero l’allontanamento del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore.
La donna, nel caso in esame, con i suoi comportamenti non solo aveva causato un forte stress nel padre ma anche una situazione di pericolosa vulnerabilità della figlia, “che si trova sull’orlo di una declinazione patologica della propria condizione di bambina travolta dal conflitto”.




