Respinto il ricorso di un uomo sull’ammissibilità di una CTU per provare il nesso causale tra l’investimento da parte di una vettura e la menomazione psicofisica documentata dal ricovero ospedaliero

La valutazione sull’ammissibilità di una CTU rientra nella valutazione discrezionale del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità. Lo ha chiarito la Suprema Corte di Cassazione nell’ordinanza n. 13288/2020 respingendo il ricorso di un uomo che aveva agito in giudizio nei confronti di un compagnia assicurativa, quale impresa designata dal Fondo di Garanzia Vittime della strada, per ottenere il risarcimento dei danni subiti in conseguenza dell’investimento, mentre stava attraversando la strada sulle strisce pedonali, da parte di un’autovettura non fermatasi a prestare soccorso e rimasta non identificata.

La Corte d’Appello aveva confermato il giudizio espresso dal Tribunale in ordine alla carenza di prova sulla sussistenza del nesso causale tra l’evento lesivo e la menomazione psicofisica documentata dal ricovero ospedaliero; carenza probatoria non superabile – secondo i Giudici del merito – con l’esperimento di CTU, nella specie solo esplorativa.

Più specificamente il Collegio territoriale aveva evidenziato che, in base a quanto dichiarato da un testimone, l’attore era caduto a terra perché sfiorato da una macchina e, rialzatosi, aveva dichiarato di stare bene; che, presentatosi in Pronto soccorso quattro giorni dopo, gli era stato diagnosticato un deficit neurologico all’emivolto sx nonché una ipoestesia all’arto superiore sx ed un deficit del campo visivo sx (segni clinici riconducibili più verosimilmente ad un fenomeno ischemico che ad un traumatismo conseguente al non violento impatto in occasione dell’incidente.

Il ricorrente aveva dedotto “omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”, dolendosi che la Corte territoriale non avesse preso in considerazione l’origine traumatica della malattia che lo aveva colpito. Inoltre aveva denunciato “erronea o falsa applicazione” degli artt. 61 e 116 c.p.c, dolendosi della mancata ammissione della CTU, unico mezzo con cui poteva essere raggiunta la prova del nesso causale.

La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto di inammissibili entrambi i motivi del ricorso. Contrariamente a quanto sostenuto in ricorso, infatti, la possibilità dell’origine traumatica della malattia era stata esaminata dal giudice di merito, che tuttavia, con accertamento in fatto, di per sé non censurabile in sede di legittimità, l’aveva espressamente esclusa. Quanto invece alla mancata ammissione della CTU, come anticipato, gli Ermellini hanno ribadito che si trattava di una valutazione discrezionale non sindacabile dalla Suprema Corte.

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