Annegamento ottava causa di morte tra gli under 20, occorre più prevenzione

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Presentato dall’Istituto Superiore di Sanità il Rapporto Irtisan con le strategie per la riduzione degli incidenti

L’annegamento rappresenta l’ottava causa di morte in bambini e adolescenti sotto i 20 anni. In Italia si verificano in media 9 annegamenti l’anno nella fascia d’età 0-4 anni e 100 l’anno tra i giovani, con una prevalenza di maschi. Secondo l’Istat il numero complessivo degli annegamenti si aggira intorno ai 400 l’anno, con una netta riduzione (70% circa) rispetto ai primi anni 70, quando si registravano in media 1200-1300 casi l’anno; ma dal 1995 tale cifra è rimasta pressoché costante, con una media di 6-7 morti per milione di abitanti/anno.

Un triste fenomeno dovuto principalmente alla mancanza di barriere nelle piscine, all’inadeguata sorveglianza da parte di genitori e adulti, oltre alla scarsa abilità al nuoto e alla poca consapevolezza dei pericoli che possono essere associati all’acqua. Incidono sul numero di annegamenti anche il consumo di alcol prima o durante le attività di balneazione, le cadute dalle imbarcazioni, il mancato uso dei dispositivi di sicurezza e le inondazioni.

L’Istituto Superiore di Sanità ha illustrato, attraverso il rapporto Irtisan – ‘Incidenti in acque di balneazione: verso una strategia integrata di prevenzione degli annegamenti’ – la strategia di prevenzione per diminuire la mortalità per annegamento in linea con le raccomandazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che chiede di ridurre l’entità di questi incidenti attraverso la definizione di strategie nazionali (Water Safety Plans) incentrate prevalentemente proprio sulla prevenzione, prevedendo necessarie collaborazioni e risorse.

Obiettivo dell’ISS è la riduzione del 50% delle vittime e l’azzeramento, nel triennio 2016-2018, degli incidenti che riguardano i bambini. La strategia contenuta nel rapporto prevede, tra le altre misure, il miglioramento delle capacità di nuoto dei bambini e dei ragazzi, l’incremento della sicurezza delle spiagge libere con sistemi di sorveglianza idonei, l’elaborazione di un adeguato sistema d’informazione al pubblico e di un’adeguata cartellonistica per le spiagge circa la presenza della sorveglianza, di un’organizzazione territoriale del soccorso e gli eventuali pericoli intrinseci delle spiagge stesse quali correnti di ritorno o formazione di buche. Spesso infatti, le spiagge maggiormente rischiose sono quelle con determinate pendenza dei fondali dove in condizioni di mare agitato si possono formare pericolose correnti di ritorno e successivamente buche; oppure quelle “libere”, in genere prive anche di segnaletica.

Per i bambini, in particolare, dovrebbe essere avviata una campagna a livello nazionale per una loro maggiore sorveglianza da parte dei genitori o dei tutori e per dotare le piscine private di dispositivi che impediscano il loro accesso senza il controllo degli adulti. Per il pubblico in generale, è necessario che nei punti di accesso alle spiagge vengano fornite informazioni esaurienti con un’apposita cartellonistica circa la presenza della sorveglianza e di un’organizzazione territoriale del soccorso e sugli eventuali pericoli intrinseci delle spiagge (correnti di ritorno, formazione di buche).

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