Area non adibita a parcheggio: negato il risarcimento delle lesioni fisiche subite dall’automobilista per la caduta dal marciapiede. (Cassazione Civile , Sez. VI, Sentenza n. 37738 del  01 dicembre 2021)

Negato l’infortunio all’automobilista che lascia il veicolo in area non adibita a parcheggio e cade a causa del marciapiede

Respinta la richiesta di risarcimento per infortunio avanzata dal Medico nei confronti dell’Azienda Sanitaria per la caduta causata delle cattive condizioni di manutenzione del marciapiede.

Niente risarcimento dall’azienda per il lavoratore che, prima di prendere servizio, ha parcheggiato in area non adibita a parcheggio per la sosta dei veicoli ed è caduto a causa delle precarie condizioni del marciapiede.

Il danneggiato, Medico dipendente dell’Azienda Sanitaria propone giudizio risarcitorio nei confronti di quest’ultima onde vedersi riconosciuto il danno biologico da infortunio sul lavoro verificatosi dopo avere parcheggiato il veicolo in area della Struttura Sanitaria.

Nello specifico, il danneggiato dopo avere parcheggiato il veicolo, cadeva a causa del fondo disconnesso e incompleto del piazzale antistante l’ingresso dell’obitorio della Struttura.

I Giudici di merito ritengono priva di fondamento la domanda avanzata, poiché il sinistro avveniva in area non adibita a parcheggio, e dunque per comportamento colposo dello stesso danneggiato.

Oltre a ciò, il danneggiato non ha specificato la ragione per cui il datore di lavoro dovesse rispondere della manutenzione dei cordoli del marciapiede su cui egli era caduto, cordoli posti al di fuori della struttura sanitaria ove lavorava.

La vicenda approda in Cassazione ove il danneggiato lamenta il mancato riconoscimento dell’infortunio e deduce che l’incidente avveniva in area comunque pertinenziale della Struttura Sanitaria e che anche delle pertinenze è responsabile la stessa.

Su quest’ultima deduzione, in particolare, evidenzia che la responsabilità del datore di lavoro si estende anche al di fuori del posto di lavoro assegnato al dipendente, ivi comprese le zone adiacenti al luogo di lavoro ove i dipendenti possono comunque recarsi.

Gli Ermellini, tuttavia, respingono il gravame e confermano le statuizioni della Corte d’appello, laddove veniva accertato che il danneggiato adottava una condotta imprevedibile parcheggiando il proprio veicolo in area non adibita a parcheggio, interrompendo così il nesso causale tra l’attività lavorativa e il sinistro.

Invocando il riconoscimento di infortunio sul lavoro, il lavoratore danneggiato, difatti, deve dimostrare il collegamento eziologico tra l’attività lavorativa e il sinistro verificatosi e, nel caso concreto, doveva dimostrare l’esistenza di una potestà di fatto dell’Azienda Sanitaria sul marciapiede che ha causato la caduta.

Pacifico che è obbligo del datore di lavoro non solo la predisposizione delle idonee misure di sicurezza, ma anche e in maniera preponderante, controllarne costantemente il rispetto.

La corte sottolinea che il comportamento del lavoratore si evidenza anomalo solo nel momento in cui questo sia del tutto esorbitante ed imprevedibile, estraneo al processo produttivo o alle mansioni attribuite.

Non è necessario, né sufficiente che l’infortunio sia avvenuto durante l’orario di lavoro e sul luogo di lavoro, ma è invece fondamentale che il rischio del verificarsi dell’evento dannoso sia stato posto in essere dal lavoro.

In punto di nesso causale, ove sussista un nesso eziologico tra prestazione lavorativa ed evento lesivo, la responsabilità del datore di lavoro è configurabile anche qualora l’infortunio non sia ascrivibile ad un rischio tipico della prestazione lavorativa, con la conseguenza che anche il rischio generico collegato allo svolgimento di una determinata attività è addebitabile al datore di lavoro.

Conclusivamente anche la Suprema Corte respinge la richiesta risarcitoria.

La redazione giuridica

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