Accolto il ricorso presentato in Cassazione nei confronti della sentenza di assoluzione di un uomo imputato per violazione degli obblighi di assistenza familiare per la mancata corresponsione del contributo al mantenimento del figlio minore

Condannato in primo grado e poi assolto in appello per il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare disciplinato dall’art. 570 del codice penale. I Giudici della Cassazione, con la sentenza n. 6227/2020, si sono pronunciati sul caso di un padre ritenuto responsabile, in primo grado, per la mancata corresponsione del contributo al mantenimento del figlio minore per il periodo intercorrente dal primo gennaio del 2013 fino al 3 marzo 2014.

La Corte distrettuale, aveva riformato la pronuncia adducendo come motivazioni, le precarie condizioni di salute dell’imputato che non gli avrebbero consentito di lavorare e, quindi, di assolvere all’obbligo contributivo.

La Corte dei Cassazione, tuttavia, nel ritenere fondate le argomentazioni del Procuratore generale della Repubblica ricorrente hanno ritenuto di annullare la sentenza e rinviare il caso al Giudice dell’appello per un nuovo esame del caso.

Gli Ermellini hanno evidenziato che i fatti per i quali era stato imputato il ricorrente risalivano a un’epoca anteriore alla dichiarata patologia cardiaca dell’uomo. Le sue condizioni di salute, inoltre, come dimostrato anche da documentazione medica, non ne avevano cagionato la totale incapacità economica. Lui stesso, peraltro, aveva affermato di aver lavorato saltuariamente e di aver guadagnato mensilmente 500 euro. Infine era emerso che nei periodi di disoccupazione lo stesso non si fosse attivato per cercare lavoro.

Da li la decisione di accogliere il ricorso.

La redazione giuridica

Leggi anche:

MANTENIMENTO DEI FIGLI: NO ALL’AUMENTO DELL’ASSEGNO PER SPESE STRAORDINARIE

LASCIA UN COMMENTO O RACCONTACI LA TUA STORIA

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui