Respinto il ricorso di un’automobilista che eccepiva la nullità del verbale contestatole per eccesso di velocità rilevato tramite autovelox

Tutti gli autovelox devono essere periodicamente tarati e verificati nel loro funzionamento e l’effettuazione dei controlli deve essere dimostrata o attestata con apposite certificazioni di omologazione e conformità e non può essere provata con altri mezzi. E’ il principio consolidato, più volte affermato dalla Cassazione e ribadito ancora una volta

Con l’ordinanza n. 23176/2020 la Cassazione si è pronunciata sul ricorso di un’automobilista che si era vista respingere, in sede di merito, l’opposizione presentata avverso l’ordinanza con le era stato ingiunto il pagamento della somma di € 366,47 quale sanzione amministrativa conseguente alla violazione delle norme del codice della strada in tema di limiti di velocità, accertata tramite autolvelox.

Il Tribunale, in particolare, aveva respinto l’eccezione con la quale l’opponente aveva dedotto la nullità del verbale di accertamento dell’infrazione in ragione della mancata prova della regolare e periodica taratura dell’apparecchiatura. La nota firmata digitalmente dal vice comandante della polizia, infatti, sebbene priva di data, dimostrava che la verifica della taratura dell’apparecchio di rilevazione della velocità fosse stata regolarmente eseguita.

Tale adempimento, secondo il Giudice, realizzava il requisito della verifica periodica di funzionalità e di taratura dell’apparecchiatura.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte la ricorrente censurava la sentenza impugnata nella parte in cui il aveva ritenuto che, alla luce dell’annotazione del vice comandante della polizia locale, l’autovelox fosse stato effettivamente revisionato, laddove, al contrario, a fronte della mancata attestazione nel verbale di contestazione della corretta funzionalità di tale apparecchiatura, unicamente la produzione del certificato di taratura, proveniente da un soggetto all’uopo abilitato, avrebbe potuto consentire al giudice d’appello di ritenere dimostrata l’affidabilità dell’apparato di rilevazione automatica della velocità concretamente utilizzato.

Il tribunale, quindi – a detta dell’automobilista – lì dove aveva ritenuto idonea a superare la contestazione circa l’affidabilità dell’apparecchiatura una dichiarazione proveniente dallo stesso soggetto che aveva eseguito l’accertamento della velocità, avrebbe violato la normativa vigente non avendo affermato che la prefettura aveva l’onere di produrre in giudizio il certificato di taratura rilasciato da un soggetto all’uopo abilitato che attestasse la data in cui era stata effettuata la periodica taratura dell’apparecchiatura di rilevamento utilizzata nel caso di specie.

Il Supremo Collegio, tuttavia, ha ritenuto infondato il motivo di doglianza evidenziando come la sentenza della Corte costituzionale n. 113 del 2015 abbia dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 45, comma 6, del codice della strada “nella parte in cui non prevede che tutte le apparecchiature impiegate nell’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità siano sottoposte a verifiche periodiche di funzionalità e di taratura” con la conseguenza che, in caso di contestazioni circa la sua affidabilità, il giudice è tenuto ad accertare se l’apparecchio utilizzato per la rilevazione automatica della velocità sia stato o meno sottoposto alle necessarie verifiche periodiche di funzionalità e taratura.

Nel caso di specie, il giudice aveva provveduto ad accertare che l’apparecchiatura era stata sottoposta alle verifiche periodiche di taratura e funzionalità. La sentenza impugnata, in effetti, dava atto che, alla luce della nota trasmessa dal vice comandante dalla polizia locale, la verifica della taratura dell’apparecchio di rilevazione della velocità fosse stata regolarmente eseguita. Tale documento, liberamente valutato dal giudice, aveva attestato sia la taratura, che la verifica della funzionalità. 

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