Respinto il ricorso di un uomo che chiedeva la revisione dell’assegno divorzile stabilito in favore della ex moglie in sede di udienza presidenziale

In tema di revisione dell’assegno divorzile, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 9 il mutamento sopravvenuto delle condizioni patrimoniali delle parti attiene agli elementi di fatto e rappresenta il presupposto necessario che deve essere accertato dal giudice perché possa procedersi al giudizio di revisione dell’assegno, da rendersi, poi, in applicazione dei principi giurisprudenziali attuali.

Di conseguenza, consentire l’accesso al rimedio della revisione attribuendo alla formula dei “giustificati motivi” un significato che includa la sopravvenienza di tutti quei motivi che possano far sorgere un interesse ad agire per conseguire la modifica dell’assegno, ricomprendendo tra essi anche una diversa interpretazione delle norme applicabili avallata dal diritto vivente giurisprudenziale, è opzione esegetica non percorribile poiché non considera che la funzione della giurisprudenza è ricognitiva dell’esistenza e del contenuto della ‘regula iuris’, non già creativa della stessa.

Lo ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 22269/2020 pronunciandosi sul ricorso di un uomo che si era visto respingere in sede di merito la richiesta di modifica delle disposizioni patrimoniali adottate in sede di divorzio.

La Corte territoriale, in particolare, aveva confermato l’assegno mensile di 450 euro, oltre rivalutazione secondo indici ISTAT, posto a suo carico come contributo al mantenimento a favore della ex moglie, stabilito in sede di udienza presidenziale.

Nel rivolgersi alla Suprema Corte il ricorrente eccepiva che il giudice territoriale non avesse valutato l’autosufficienza economica della moglie che percepiva uno stipendio di 1800 euro mensili in quanto insegnante ed era titolare di patrimonio mobiliare ed immobiliare.

Gli Ermellini, tuttavia, hanno ritenuto il motivo di doglianza generico e inammissibile. La decisione impugnata, infatti, aveva già valutato tutte le ragioni della ricorrente: aveva preso in considerazione la situazione economica delle parti e tenuto conto della disparità reddituale tra gli ex coniugi. Il Collegio distrettuale aveva poi correttamente motivato in ordine alla mancata sopravvenienza di fatti nuovi idonei a modificare le statuizioni. Da li la decisione di respingere il ricorso.

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