Il codice deontologico sdogana la possibilità di farsi pubblicità online e sui social network, ma nel rispetto di determinati limiti

La concorrenza sempre più agguerrita in ambito legale, spinge sempre più spesso gli avvocati a cercare forme di promozione dei propri servizi per conquistare nuovi clienti. Oggi, in particolare, la forma prediletta di marketing è quella che passa attraverso i canali online e i social network. La pubblicità in particolare è stata sdoganata dall’ultima revisione del codice deontologico forense che ha abrogato le norme relative al “dovere di corretta informazione”, in base alle quali l’avvocato poteva utilizzare, a fini informativi, “esclusivamente i siti web con domini propri” ; inoltre  il legale era responsabile del contenuto e della sicurezza del proprio sito, che non poteva contenere riferimenti commerciali o pubblicitari sia mediante l’indicazione diretta che mediante strumenti di collegamento interni o esterni al sito.
La nuova disciplina deontologica, invece, ha rimosso tali vincoli stabilendo, tuttavia,  che nella sfera pubblicitaria non vengano oltrepassati determinati limiti. In particolare l’avvocato che dà informazioni sulla propria attività professionale, quali che siano i mezzi utilizzati per rendere le stesse, deve rispettare i doveri di verità, correttezza, trasparenza, segretezza e riservatezza, facendo in ogni caso riferimento alla natura e ai limiti dell’obbligazione professionale. Non sono ammesse, inoltre, informazioni comparative con altri professionisti né equivoche, ingannevoli, denigratorie, suggestive o che contengano riferimenti a titoli, funzioni o incarichi non inerenti l’attività professionale. Le forme e le modalità delle informazioni devono comunque rispettare i principi di dignità e decoro della professione; la violazione di tali doveri comporta  l’applicazione della sanzione disciplinare della censura.
Sebbene la normativa sembri essere caratterizzata da margini interpretativi elastici in ordine ai limiti di dignità e decoro a cui le iniziative pubblicitarie degli avvocati devono ispirarsi, alcune decisioni del Consiglio Nazionale Forense, aiutano a chiarire determinate fattispecie in cui tali principi sono palesemente e incontestabilmente violati. La sentenza n. 211 del 2007, ad esempio, si riferisce al caso di un avvocato emiliano, sanzionato per aver utilizzato come richiamo sulla propria pagina web alcune fotografie ritraenti una donna in abiti discinti. Non una donna qualsiasi, peraltro, bensì sua moglie. La strategia di marketing del legale è stata ritenuta “incoerente con i canoni deontologici che devono ispirare l’operato professionale degli avvocati”.
 
 

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