La Corte di Cassazione ha fornito dei chiarimenti in merito alla possibilità in cui il bacio sulle labbra possa configurare il reato di violenza sessuale

Con la sentenza n. 43553/2018, la Cassazione ha chiarito come anche il semplice bacio sulle labbra possa configurare il reato di violenza sessuale, nel momento in cui – secondo i contesti sociali, culturali o familiari – tale atto rivesta una valenza erotica.

Come affermato dai giudici, “Ai fini della configurabilità del reato di violenza sessuale, va qualificato come “atto sessuale” anche il bacio sulla bocca che sia limitato al semplice contatto delle labbra, potendosi detta connotazione escludere solo in presenza di particolari contesti sociali, culturali o familiari nei quali l’atto risulti privo di valenza erotica”.

La vicenda

Nel caso di specie, due persone – che si conoscevano da alcuni mesi ed erano amici – si trovano al centro della vicenda giudiziaria in questione proprio per un bacio sulle labbra “imposto” dall’uomo alla donna.

A seguito del disinteresse di quest’ultima verso qualsiasi relazione sentimentale in quanto sposata, l’imputato l’ha attesa all’uscita del luogo di lavoro aggredendola e trattenendola per il collo e per il braccio, tentando di baciarla, mentre questa cercava di divincolarsi.

La circostanza è stata confermata sia dalla vittima che dall’agente di polizia giudiziaria accorso a seguito della colluttazione.

La Corte di appello ha confermato la statuizione del Tribunale. Esso ha riconosciuto  l’imputato responsabile del reato di violenza sessuale. Tuttavia, nella forma attenuata di cui al terzo comma.

Questo per il bacio sulle labbra dato alla donna contro la sua volontà.

La Corte territoriale ha confutato la versione dell’imputato, in base alla quale l’uomo aveva baciato la donna sulla fronte, osservando che, se così fosse stato, la persona offesa non avrebbe avuto motivo di tentare di divincolarsi da un’azione di presa violenta e di allontanare il suo aggressore.

La difesa ha fatto ricorso ij cassazione, denunciando la violazione dell’art. 609 bis c.p., ritenendo infatti che la condotta contestata fosse sussumibile al più nella fattispecie di violenza privata di cui all’art. 610 c.p..

Questo “in quanto l’azione dell’imputato non era diretta al soddisfacimento della propria concupiscenza, bensì all’esternazione del sentimento amoroso, sebbene non corrisposto”. In sostanza, si riteneva il tentativo di baciare non un atto sessuale, bensì la manifestazione di un sentimento amoroso.

La difesa, poi, ha sostenuto che un tale gesto nella cultura indiana non ha una connotazione sessuale.

La Suprema Corte ha ribadito che il bene giuridico è rappresentato dalla “Libertà personale dell’individuo, che deve poter compiere atti sessuali in assoluta autonomia e libertà, contro ogni possibile condizionamento, fisico o morale, e contro ogni non consentita e non voluta intrusione nella propria sfera intima, anche se attuata con l’inganno”.

La connotazione “sessuale” dell’atto, per gli Ermellini, è definita dalle scienze mediche e umane e dalla cultura di una data comunità in un dato momento storico.

Bisogna dunque tenere conto della indebita compromissione della libera determinazione della sessualità del soggetto passivo che sia oggettivamente e socialmente percepibile come tale.

Nel farlo, vanno considerati questi aspetti:

– il particolare contesto in cui si inserisce la condotta;

– la natura dei rapporti che intercorrono tra l’autore e la condotta stessa;

– l’oggetto dei toccamenti;

– il contesto in cui l’azione si svolge;

– i rapporti intercorrenti tra le persone coinvolte.

Pertanto, anche il bacio sulla bocca rileva ai fini della violenza sessuale, sebbene limitato al semplice contatto delle labbra, in quanto solo in particolari contesti culturali tali gesti non hanno valenza erotica.

Nel caso di specie, vi è stata un’indebita interferenza nella sfera sessuale della vittima, così come accertata dalla Corte territoriale, che ha correttamente escluso l’ipotesi di violenza privata.

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