Hanno assediato il pronto soccorso pediatrico tra urla di disperazione e proteste, gli amici e i familiari della piccola Angela, la bambina di un anno morta domenica scorsa nell’Ospedale Maggiore di Bologna, forse a causa di una miocardite. I genitori Sergiu Calin e Viorela Mihai, assistiti dall’avvocato Gennaro Lupo, hanno denunciato i medici del reparto pediatrico del pronto soccorso con l’accusa di aver commesso gravi errori e negligenze nei confronti della piccola Angela, arrivata in ospedale sabato notte già cianotica. «I medici erano indecisi su come agire» racconta la madre, che vuole in mano tutti i documenti relativi alla piccola Angela per avere giustizia.

La procura di Bologna ha aperto un’ inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti e nelle prossime ore sarà eseguita l’autopsia per fare luce sulle cause del decesso,  La denuncia presentata dai genitori della bimba, è sul tavolo del procuratore aggiunto Valter Giovannini. Intanto, dalle colonne del Resto del Carlino arriva la replica dell’ospedale: «Le condizioni della bambina, con evidenti problemi cardio-respiratori, sono apparse subito molto critiche – lo comunica l’Ausl in una nota – Sono state immediatamente attivate tutte le procedure e le équipe per il trattamento e l’esecuzione degli accertamenti diagnostici. Nonostante l’impegno profuso dai clinici purtroppo – prosegue l’Ausl – poco dopo le 22 la bambina è deceduta, probabilmente per cause cardiache. L’azienda “esprime la propria vicinanza alla famiglia della piccola”.

Abbiamo chiesto al dottor Umberto Piccone, cardiologo e medico legale, un parere sul caso della piccola Angela. Due sono i fattori che hanno un immediato risalto leggendo l’articolo e guardando il video. Il primo è rappresentato dal breve lasso di tempo intercorso tra l’accesso al Pronto Soccorso e il decesso: un’ora. Il secondo fattore è rappresentato dalla gravità delle condizioni della bambina che  è giunta in pronto soccorso  dispnoica e cianotica. Quanto dichiarato in un video dai genitori la cui disperazione è,  con tutta evidenza, comprensibile, che la bambina avesse bisogno soltanto di un po’ di ossigeno, appare  fortemente semplificatorio. La bambina aveva bisogno di una diagnosi pronta e rapida. Ancora una volta un ecocardiogramma o anche solo una ecoscopia avrebbe potuto fornire chiarimenti decisivi (il tempo di acquisizione delle immagini è tre , al massimo quattro minuti).

Va però precisato che dato l’età della piccola (un anno) era necessario disporre di una sonda pediatrica e, possibilmente, di un ecocardiografista pediatrico. Questo è uno di quei casi in cui può risultare decisiva la disponibilità di un ecografo portatile o ecoscopio, (M Mode, bidimensionale e colordoppler senza doppler pulsato e continuo) che sta nella tasca del  camice, e che può essere considerato un prolungamento del fonendoscopio o, per meglio dire, il fonendoscopio del terzo millennio. L’utilità dell’ecoscopio  è decisiva nelle emergenze in Pronto Soccorso e , eventualmente, in corsia. In un quadro ideale di ottimizzazione delle risorse, esso dovrebbe essere nella tasca del camice del cardiologo, ma anche dell’internista di turno in Pronto Soccorso. Lo strumento è prezioso nello “screening” delle emergenze: infarto miocardico con shock, embolia polmonare acuta, tamponamento cardiaco, versamento pericardico,  insufficienze valvolari severe valutabili in modo semiquantitativo col colordoppler e miocarditi acute, queste ultime identificabili dalla depressione della contrattlità non segmentaria valutabile ” a vista”.

 Il limite dell’ecoscopio è certamente rappresentato dalla difficoltà nella diagnosi delle cardiopatie congenite cianogene. Va anche detto che l’eventuale somministrazione di ossigeno “a ponte” non era preclusa da un accertamento on l’ecoscopio. Inoltre un ruolo importante avrebbe dovuto averlo anche l’anestesista: non sappiamo se sia stato interpellato , con quali tempi né quali margini operativi abbia avuto. Qualche perplessità si può averla sulla TAC che è stata richiesta, indagine certamente potenzialmente  utile, ma che poteva comportare tempi troppo lunghi in rapporto alle condizioni drammatiche in cui si trovava la piccola. Qualche dubbio in realtà la nutriamo anche nei confronti dei genitori, in quanto è altamente improbabile che il quadro drammatico si sia presentato, in una situazione di assoluto benessere , soltanto mezz’ora prima dell’accesso in Pronto Soccorso; è probabile che alcuni sintomi di malessere fossero presenti da parecchie ore e che siano stati svalutati finché la situazione è sfociata nelle condizioni drammatiche in cui la bambina  è stata condotta in Pronto Soccorso. E’ necessario quindi attendere il riscontro autoptico per la diagnosi definitiva, e un’analisi attenta dei comportamenti dei singoli specialisti, con una attenta verifica delle risorse tecnologiche e delle apparecchiature a disposizione.

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